Storia for dummies

Storia for dummies

Ho comprato un libro sulla storia Americana. Ovviamente for dummies. Dopo poche righe sui flussi migratori preistorici e sulle passeggiate vichinghe avvenute intorno all’anno ‘900, si passa a Cristoforo Colombo. E la considerazione preliminare mi colpisce: in seguito all’arrivo degli europei, le popolazioni pellerossa furono sterminate con le armi o dalle malattie. Senza giri di parole, senza ammorbidimenti. La loro storia inizia con uno sterminio di massa e non vogliono dimenticarlo. E ho incontrato tanti americani che si vergognano sinceramente per quanto accaduto. Casualmente ho comprato il libro in prossimita della Giornata della Memoria che si celebra in Italia per commemorare le vittime della Shoah e della follia nazifascista. E ho pensato a quanto mi innervosisca non poco l’assenza di una memoria storica condivisa in Italia. Nemmeno sulle vittime di 70 anni fa siamo in grado di trovare un accordo intellettualmente onesto. Così, nel 2004, è stato introdotto il Giorno del Ricordo per commemorare la tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra. La Giornata della Memoria è diventata una festa di “centro sinistra”, il Giorno del Ricordo è più di “centro destra” (ah! quanto mi manca Giorgio Gaber…). Accade che, nei piccoli comuni italiani, quando governa il PD ci si scorda di fare anche un solo manifesto per le vittime delle foibe e quando governa la destra ci si scorda dell’esistenza dei campi di concentramento nazisti. E ancora, ogni 25 aprile ci sono dibattiti e discussioni su chi abbia fatto più morti tra partigiani e repubblichini, su Piazzale Loreto e sulla X Mas. Difficile vivere un vero sentimento di unità nazionale e di attaccamento allo Stato se non si parte da una memoria storica condivisa. Intendiamoci, non è solo una questione intellettuale, accademica. La gente non paga le tasse se non ci si sente veramente cittadini. Il dipendente pubblico si sente autorizzato a rubare (ore di lavoro, o beni non importa) se non percepisce di prestare la sua opera in favore di un valore importante come quello patriottico. In Spagna il franchismo è terminato solo nel 1975, le repubbliche baltiche e la Germania hanno trovato libertà e unità solo all’inizio degli anni ’90, eppure questi avvenimenti sono già diventati storia nazionale condivisa. Il 1992 è stato l’anno di tengentopoli: non sia mai che a qualcuno venga in mente di imparare da quell’esperienza! Meglio buttarla in polemica e continuare a parlare di “guerra civile tra poteri dello Stato”. Nel corso dei secoli, il valore della nostra economia è sempre stato direttamente proporzionale alla libertà che i regimi hanno concesso al pensiero, alle arti e alle scienze. Sottosviluppo economico in sottosviluppo culturale.

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