Piantedosi e il “fattore V”

Piantedosi e il "fattore V"

di Marilù Mastrogiovanni

Si scrive “fattore V come Venere”, si legge patriarcato. Non esiste infatti nessun “fattore V” nelle notizie relative agli incarichi dati alla compagna del ministro Piantedosi e all’amante del ministro Sangiuliano. Esiste solo un “fattore P” come patriarcato, che vede un uomo di potere esercitare il suo “fascino” su donne che a quel potere, e a quello che ne consegue, aspirano. Il punto è che la lente dell’attenzione mediatica si sposta dalla causa all’effetto. La causa di quanto sta accadendo (e di quanto è accaduto a Sangiuliano, ecc) non è la minigonna, non è la donna “tentatrice”, non è un fantomatico “fattore V”. La causa è l’esercizio arbitrario di un potere che non doveva essere esercitato da parte di un uomo che rappresenta un’Istituzione pubblica. L’effetto, è la sottomissione di una donna a quel potere esercitato illegittimamente (fuori dalle briglie democratiche) in cambio di una ricompensa (l’incarico, la posizione, la visibilità mediatica).

Detto questo, dobbiamo riflettere su che tipo di potere sia, quello esercitato dal ministro Piantedosi. È possibile infatti che una persona in una posizione di subalternità sia veramente libera di scegliere?

Esempio: il capo che fa le avance alla segretaria. La segretaria è davvero libera di respingerlo?

Con quali conseguenze? Dove finisce il consenso e inizia la sottomissione?

Quella donna, chiediamoci, è complice perché ha accettato la dinamica? È rea perché l’ha attivata, per avere il lavoro? Non è ancora questo il punto.

Il punto è che se continuiamo a pensare che questo sia solo l’epilogo grottesco di un ministro dell’Interno prossimo alle dimissioni, e della sua giovane fidanzata che ha avuto incarichi pagati con soldi pubblici, abbiamo ancora una volta spostato il fuoco, e accettiamo anche noi che tutto questo faccia un po’ parte del gioco dello stare al mondo: l’uomo è cacciatore e deve provarci la donna se è donna deve respingerlo. Sennò non fa parte della categoria “donna madre cristiana”. Fa parte dell’altra categoria. Categorie che sia beninteso hanno sempre fatto comodo agli uomini per costruire addosso alle donne ruolo sociali cuciti sulle loro esigenze (loro, dei maschi). Nel caso Piantedosi, come la giri e come la volti, c’è sempre e solo una donna oggettificata da un uomo in una posizione di prestigio che perdipiù ricopre un incarico di governo e quindi infanga l’onorabilità dovuta alla sua funzione. L’articolo 54 della Costituzione recita: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. Disciplna e onore. Piantedosi ha giurato. MI si dirà: ma sono fatti suoi. Come per Berlusconi, come per Sangiuliano, ecc. Siamo abituate in fondo. Non è così. Se Piantedosi fosse un semplice vecchietto che va dietro alle trentenni sarebbero fatti suoi. Ma siccome il suo “fascino”, leggi potere, deriva dalla sua funzione di cui ha beneficiato una privata cittadina, ricevendo incarichi pubblici, sono fatti nostri. E nemmeno noi abbiamo onore se diciamo o pensiamo che lei in fondo infondo se l’è cercata.

In un rapporto basato sul disequilibrio di potere, è sempre sul più forte che ricade la responsabilità di ogni azione ed ogni scelta.

Marilù Mastrogiovanni
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