Petruzzelli: gli incantesimi del flauto

Petruzzelli: gli incantesimi del flauto

(foto di Carlo Cofano).

A pochi giorni dall’inizio della stagione lirica 2015, riprendiamo il discorso sul Teatro Petruzzelli di Bari parlando del Flauto Magico (Die Zauberflote) che a dicembre scorso ha concluso onorevolmente la stagione 2014. Il 30 gennaio sarà la volta di “Dialogues des Carmelites”, opera di Francis Poulenc, titolo inconsueto ma di raffinata e difficile bellezza… 

Roland Boer dirige Il flauto magico

Fine d’anno in grande stile per il teatro Petruzzelli di Bari, che ha chiuso la stagione lirica 2014 con un incantevole allestimento del “Flauto Magico” (Die Zauberflote) di Mozart, riproponendo lo storico spettacolo prodotto nel 2005 dal Teatro Valli di Reggio Emilia per la regia di Daniele Abbado.

Il flauto magico ph Carlo Cofano 1

L’INIZIAZIONE DELL’EROE
In un’atmosfera fiabesca dal profumo orientaleggiante, l’opera presenta le peripezie dell’eroe che, attraverso prove di progressiva difficoltà, viene iniziato a una conoscenza di tipo esoterico ovvero di natura mistico-intuitiva, raggiungendo la sapienza e vincendo le forze del Male. Rimarcare gli espliciti riferimenti alla simbologia di matrice massone non risolve in maniera esaustiva i molteplici dubbi interpretativi. Si tratta del dualismo tra bene e male? Tra maschile e femminile? Tra intuizione e deduzione? Scienza e fede? Al di là dei fiumi di inchiostro versati nel tentativo di motivare l’evidente simbologia di valore iniziatico, “Il flauto magico” conserva lungo lo scorrere dei secoli un valore intrinseco legato alla sublime bellezza della musica scritta da Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791) in quello che sarebbe stato l’anno della sua morte.

Il flauto magico ph Carlo Cofano 2

UN SUCCESSO INCONDIZIONATO
Pensata per la raffazzonata compagnia di cantanti-attori-fantasisti diretta da Emanuel Schikaneder, che si esibiva in una sorta di baraccone alla periferia di Vienna, l’opera nacque per assecondare i gusti di un pubblico non troppo raffinato. Fu però quello stesso pubblico, abituato a trovate sceniche di gusto farsesco, a notare, il 30 settembre 1791, la superiore qualità del nuovo spettacolo, garantendo il successo incondizionato a tutte le venti repliche viennesi, tra cui quella del 13 ottobre alla quale era presente persino l’inveterato nemico Antonio Salieri, che si lasciò andare a una smanicata ovazione. La stessa che ha premiato la prima barese, contraddistintasi per fascino ed eleganza.

Il flauto magico ph Carlo Cofano 5

 

COME IN UN QUADRO DI KLIMT
Si tratta dell’allestimento che nel 2005 segnò la prima collaborazione tra il compianto direttore Claudio Abbado e suo figlio, il regista Daniele Abbado, spettacolo che a Bari, a quasi quindici anni dalla sua creazione, ha trasmesso intatta tutta la sua freschezza, complici le scene di Graziano Gregori, i costumi di Carla Teti e le coreografie di Alessandra Sini. La cifra fiabesca della messa in scena si appalesa fin dall’inizio, con la comparsa del mostruoso rettile tripartito i cui resti, come code di lucertola, continuano ad agitarsi anche dopo l’uccisione dell’animale. La suddivisione in tre non è casuale, ma rispetta l’infinito e simbolico riproporsi del numero tre lungo tutta l’opera, cominciando dai tre bemolli presenti nell’impianto tonale della partitura e proseguendo con le tre dame, i tre fanciulli, le tre prove iniziatiche rappresentate in scena da altrettante aperture luminose sul fondo. La simbologia continua nelle fattezze dei bravi mimi che indossano maschere di animali rappresentati secondo l’iconografia dell’antico Egitto. Molto suggestiva la comparsa in scena della Regina della Notte, personaggio dalle fattezze scheletriche e oblunghe, quasi una figura tribale calva e dai riflessi dorati, resa in perfetto stile espressionista come in un quadro di Klimt, circoscritta da una luna piena che non sfigurerebbe nella Salomé di Strauss. L’efficacia della scena è stata completata dalla ricchezza del canto del soprano greco Christina Poulitsi, molto precisa nelle stellari agilità affrontate con disinvoltura e bel timbro vocale.

Il flauto magico ph Carlo Cofano 10

UNA COMPAGNIA AFFIATATA
Al sovrannaturale distacco della Regina della Notte ha fatto da contraltare la tenera naturalezza degli altri protagonisti, una compagnia molto affiatata e abile nel tener desta l’attenzione del pubblico anche nei lunghi momenti parlati, affrontati con perizia degna di un teatro di prosa. Vero dominatore del palcoscenico, il giovane basso Alex Esposito si è imposto per un perfetto dominio del ruolo di Papageno:  presenza scenica galvanizzante, doti attoriali non comuni unite a una salda tecnica vocale gli hanno permesso di scolpire a tutto tondo un personaggio da manuale, in sapiente equilibrio tra comico e patetico, mai caricaturale. Si può dire che a tutt’oggi Alex Esposito si imponga come Papageno di riferimento, erede di grandi interpreti del Novecento come Dietrich Fischer-Dieskau e Simon Keenlyside. Nonostante l’annunciata indisposizione, il tenore Antonio Poli ha vestito con onore i panni di Tamino al fianco dell’amata Pamina interpretata dal soprano Jacqueline Wagner, entrambi forti di bella vocalità squisitamente lirica. L’autorevolezza scenica e vocale di Sarastro è stata resa degnamente da Dimitry Ivashenko, basso dal timbro non così scuro come la tradizione ci ha tramandato per questo ruolo. Efficace il soprano Lavinia Bini alle prese con il ruolo di Papagena. Il tenore Kurt Azesberger ha realizzato in maniera lodevole il personaggio di Monostatos grazie a un particolare piglio scenico associato a un timbro molto appropriato alla comicità farsesca del ruolo. Le tre dame, interpretate dal soprano Pervin Chakar e dai mezzosoprani Giuseppina Bridelli e Adriana Di Paola, si mostrano singolarmente puntuali e precise con qualche difficoltà di incastro nel canto di insieme, forse anche a causa della velocità dell’accompagnamento. Nella parti di fianco si disimpegnano in maniera funzionale i due basso-baritoni Domenico Colaianni e Florian Plock, e il tenore Francesco Castoro.

L’Orchestra del Petruzzelli ha suonato con incedere nitido e brillante per la bacchetta di Roland Boer, già assistente di Antonio Pappano, i cui tempi particolarmente “camminati” hanno determinato qualche difficoltà di coesione con il cast vocale nei momenti di insieme. Ottima la prova del Coro del Petruzzelli preparato da Franco Sebastiani. Molto gradevoli e scenicamente motivate le tre voci bianche istruite da Emanuela Aymone.

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