New york times. Morto il giornalismo, viva il giornalismo

New york times. Morto il giornalismo, viva il giornalismo

Il New york Times ha superato un milione di abbonati alla sua edizione digitale.

E’ un record mondiale che inverte la rotta della riflessione sul futuro dell’informazione e sul ruolo dei giornalisti.

Mentre gli editori italiani tagliavano (e continuano a tagliare) sulle competenze, sulla qualità, sui cervelli, sulle idee, cioè sui personale giornalistico, il New York Times investiva.

Celebri le sue long form stories, il tentativo di sperimentare nuove forme narrative d’inchiesta e reportage on line, ribaltando il credo comune che l’utente digitale sia superficiale, che le notizie web non possano andare al di là del lancio, che nell’era del “tempo reale”, la “stasi”, il “tempo bloccato” necessario per la fruizione lenta di un’inchiesta, non trovi spazio. Provate a dare anche solo uno sguardo a quel capolavoro che è Snow fall, premio Pulitzer 2013, il primo esperimento di reportage multimediale.

L’impaginazione ricorda i magazine di carta, ma le figure prendono vita. Sembra un po’ il Daily Prophet di Harry Potter. Ma non è quello che colpisce.

E’ la qualità della scrittura, il fascino degli spazi bianchi. Come se fosse un libro, vorrebbe da dire.

Era il 2012, un’era digitale fa.

Nel frattempo il NYT ha costruito una community esigente di un milione di persone che condividono un’informazione autorevole, e che “pesano”, insieme all’informazione che condividono, in termini pubblicitari e di creazione dell’opinione pubblica.

Il segreto di un successo lungo 164 anni?

Leggetelo qui; si può riassumere in una parola: “mestiere”.

Un’alchimia difficile da descrivere, che mescola il fiuto giornalistico alla capacità di raccontare e interpretare la realtà, senza mai rompere il filo invisibile che deve tenere in contatto il giornalista con i suoi lettori, tastandone il polso e anticipandone i gusti. Dandone, contemporaneamente, voce.

Ecco le migliori 50 storie del NYT digitale che rompono gli schemi di quello che finora si teorizzava fosse o dovesse essere il giornalismo on line: morto.

Invece, può godere di ottima salute, se si rispettano alcune condizioni, che sono quelle di sempre: deontologia e onestà.

Scrive il direttore Dean Baquet: “Molte società di media, affrontando la competizione di altri gruppi digitali, hanno ridotto i numeri nelle redazioni e i loro investimenti. Ma noi non lo abbiano fatto e dobbiamo ringraziare i nostri abbonati per questo. Il mese scorso ho condiviso con voi la lista dei lavori che abbiamo pubblicato da quando abbiamo iniziato la versione digitale in abbonamento nel 2011. La potenza di queste storie riflette la forza della nostra redazione. Continuiamo a dare lavoro a un numero di reporter uguale a quello che avevamo 15 anni fa – e adesso includiamo anche grafici, sviluppatori, videomaker e altri innovatori digitali che rendono la nostra offerta digitale ancora più ricca. Quando la carta era stata razionata nella Seconda guerra mondiale – conclude – il New York Times aveva tagliato la pubblicità, non gli articoli, e quando ci furono tempi difficili negli anni Settanta che avevano causato il ridimensionamento di alcune pubblicazioni, il Times aveva aggiunto nuove sezioni. Adesso, nell’era digitale, quando molti media sono sotto pressione i nostri lettori – ci stanno aiutando a restare forti”.

Sembra che il mestiere più bello del mondo possa diventare ancora più bello.

Grazie al web.

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!
Facebook6k
Twitter3k
YouTube273