Né trasformismi, né minacce verso l’articolo 21 della Costituzione. Sono tra i criteri di candidatura individuati dalla segreteria provinciale leccese del partito della Sinistra italiana in vista delle prossime elezioni amministrative regionali. E se il primo, il “no” ai cambi di casacca opportunistici, dai tempi di Depretis in poi è stato sempre proclamato da conservatori e progressisti per poi essere opportunamente e opportunisticamente aggirato, il secondo rappresenta una novità assoluta.
E’ la prima volta infatti che la querela temeraria verso giornaliste e giornalisti viene dichiaratamente considerata un elemento di rottura della dialettica tra la libera stampa come soggetto di controllo del potere politico e la classe dirigente, e per questo una macchia nel curriculum degli aspiranti candidati.
Lo ha deciso all’unanimità la segreteria provinciale della Sinistra italiana di Lecce, votando un ordine del giorno presentato da Marco Mastroleo.
Sono stata invitata a partecipare alla discussione, in quanto la riunione della segreteria provinciale era aperta anche a persone non tesserate e ho espresso con convinzione la mia adesione alla proposta di Mastroleo, portando la mia esperienza. Ancora oggi infatti pendono davanti ai giudici penali del Tribunale di Lecce querele temerarie sottoscritte da chi oggi cerca di presentarsi come il volto buono e bello della politica al servizio dei territori, facendo finta di dimenticare di aver usato la clava dei manifesti murali per incitare la cittadinanza contro la mia persona e l’intimidazione attraverso le querele come sistema metodico per indurre al silenzio.
Scrive Sinistra italiana: “L’ Ordine del Giorno approvato all’unanimità rappresenta una presa di posizione forte e chiara su due fronti fondamentali per la credibilità della politica e la salute della democrazia: il rifiuto del trasformismo e delle querele temerarie.
In un tempo in cui la politica sembra troppo spesso piegarsi a logiche opportunistiche, Sinistra Italiana Lecce rivendica la coerenza come fondamento dell’Alleanza Verdi e Sinistra. Chi ha attraversato schieramenti contrapposti senza una chiara discontinuità pubblica non può oggi proporsi come rappresentante di un progetto che si fonda su legalità, trasparenza e netta opposizione al trasformismo.
Allo stesso modo, la Segreteria Provinciale ha espresso una ferma contrarietà alle querele temerarie contro giornalisti e operatori dell’informazione. Queste pratiche, sempre più diffuse, rappresentano una forma di intimidazione incompatibile con la libertà di stampa e il pluralismo democratico.
«Non basta parlare di valori, bisogna praticarli. Noi rifiutiamo le scorciatoie, le ambiguità e le intimidazioni. Chi vuole rappresentare la nostra alleanza deve dimostrare coerenza, rispetto per l’informazione libera e discontinuità con pratiche opache del passato», afferma la Segreteria Provinciale.
Ma il messaggio è rivolto anche all’elettorato che vogliamo rappresentare.
Se vogliamo davvero che il nostro popolo torni a votare e non resti a casa sfiduciato, dobbiamo avere il coraggio di assumerci responsabilità politiche chiare, visibili e coerenti. Non basta chiedere partecipazione: occorre meritarla”.
Nel corso del mio intervento ho ricordato che giacciono in Parlamento, dimenticati, diversi disegni di legge per arginare il fenomeno delle querele temerarie verso i giornalisti, alcuni pensati accogliendo le proposte della Federazione nazionale della stampa che con Ossigeno, con Giulia giornaliste e Articolo 21, con No bavaglio, Libera e altri, sottolineano come l’apparente difesa di un diritto (quella di difendere la propria onorabilità) sia in verità l’esercizio di un potere che ha molto in comune con le dinamiche intimidatorie mafiose. E chi sposa la forza come unico strumento di interrelazione con gli altri, non può sedere in un’assise democratica, dove la forza è (dovrebbe) essere bandita a favore del confronto dialettico e pacifico.




