LA STORIA NON SI RIMUOVE

LA STORIA NON SI RIMUOVE

Oggi ho ricevuto una bella pec dal Garante per le comunicazioni. E’ firmata proprio dal direttore, Riccardo Acciai.

Da direttrice del Tacco d’Italia, ricevo via pec almeno due richieste di rimozione di articoli a settimana.

Alle richieste, vengono allegate le pec inviate ad altri giornali che hanno acconsentito a cancellare gli articoli. MI forniscono, a corroborare la loro richiesta, le mail di risposta degli altri giornali, con cui acconsentono alla rimozione degli articoli.

Provo profonda vergogna.

Non per il fatto in sé  – capita a tutti di non fare la cosa giusta – ma perché la scelta di cancellare gli articoli su richiesta di chi invoca il diritto d’oblìo, è dettata da sciatteria, ignoranza, zero rispetto per la professione e i lettori.

Nessuno può intimare ad un giornale di cancellare un articolo, anche se è stato scritto agli albori di internet.

Il giornale ha diritto a mantenere inalterato il suo archivio e le sue produzioni.

Ha diritto, chi ha commesso un reato molti anni fa, a dimenticare ed essere dimenticato, ma non a scapito della manomissione degli archivi dei giornali, neanche quelli sul web.

Anche se il fatto non è più attuale, il giornale web ha diritto a non cancellarlo, per salvaguardare il diritto all’informazione e alla conoscenza dei cittadini che, spulciando nell’archivio, vogliano approfondire.

Ci si può invece rivolgere a Google, che dovrà de-indicizzare gli articoli che l’interessato vuole siano “dimenticati” dalla rete”.

Sarà Google a deindicizzarli, così come li ha indicizzati senza il permesso del giornale e anzi, sfruttando i nostri contenuti originali per monetizzare.

Torando ad oggi:

un noto professionista leccese si è rivolto al Garante per chiedere la rimozione degli articoli che lo riguardano, relativi ad una truffa di oltre 10 anni fa: avevano usato in maniera seriale i fondi pubblici della legge 488 destinati finanziare la nascita di nuove imprese, per fare fabbriche ma solo sulla carta e intascarsi i soldi.

E’ andato tutto prescritto, quindi contenti tutti.

Non è contento però chi vorrebbe che il web perdesse la memoria e con il web, anche i giornalisti.

Il Garante, mesi fa, ha chiesto a me delucidazioni e ho risposto argomentato citando la sentenza  Google Spain SL – Google Inc. contro Agencia Espanola de Protecciòn de Datos (AEPD) e Mario Costeja Gonzales).

 HO citato anche il GDPR UE 679/2016, dal cui combinato disposto si evince che:

1. è Google a dover deindicizzare gli articoli

2. Si ha diritto a chiedere la deindicizzazione degli articoli, ma a Google

3. I giornali hanno diritto a mantenere il proprio archivio e a non rimuovere gli articoli perché equivarrebbe a censura.

HO anche pubblicato questa mia lettera di risposta al Garante, come format che ho messo a disposizione delle colleghe e dei colleghi, affinché abbiano in mano, gratuitamente, uno strumento utile ed efficace per rispondere nel merito delle richieste di rimozione.

Il Garante oggi ha risposto nuovamente, comunicando l’archiviazione del procedimento, in quanto, ha ascritto, “non ci sono gli estremi per procedere” contro di me. Quindi le mie argomentazioni ancora una volta erano corrette.

HO fatto il mio dovere quindi, sia a pubblicare, sia a tenere in piedi quelle notizie che in tanti vorrebbero rimuovere, anche ricorrendo, come è stato fatto più volte, agli attacchi informatici.

Ma che gran fatica e che grande rogna fare il proprio dovere.

Chissà in quanti, nel silenzio delle loro camerette, cancellano gli articoli per non avere scocciature.

Che fatica non cedere alla tentazione di omologarsi e che sofferenza non essere come tutti gli altri.

Anch’io vorrei stare al calduccio nel gregge.

Ma è più forte di me.

Sono nata pecora nera.

Marilù Mastrogiovanni
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