Drusilla Foer non è una transgender, è un personaggio

Drusilla Foer non è una transgender, è un personaggio

di Marilù Mastrogiovanni

Il personaggio, è un’anziana donna toscana, etero, elegante, fascinosa, irriverente e controcorrente. Ma è una donna, non un transgender. Il personaggio della donna Drusilla Foer è splendidamente interpretato dall’attore, uomo, Gianluca Gori. L’interpretazione è così riuscita, grazie anche ad un physique du rôle perfetto, che lo spettatore dimentica di trovarsi di fronte all’uomo e al suo doppio: il personaggio diventa la persona, il personaggio E’ la persona. Responsabile di questo slittamento di piano dal verosimile al vero, un piano in cui appunto il verosimile E’ vero, diventa cioè realtà, il responsabile, dicevo, non è solo l’eccellente prova attoriale. Che Drusilla infatti sia un personaggio, ne siamo stati consapevoli tutti fino a che Drusilla non è diventata un personaggio social.

A quel punto la traslitterazione dei piani, dal verosimile al vero, si è consumata. Responsabile, la superficialità dei social. Leggo post in cui inneggiano a Drusilla diventata icona dei diritti LGBT+, post che confondono il personaggio con la persona e che plaudono alla direzione artistica di San Remo che ha dato spazio ai temi arcobaleno, che ha squarciato il velo dell’ipocrisia. Ne hanno fatto il simbolo del riscatto mediatico post bocciatura del DDL Zan. Invece Drusilla non è niente di tutto questo. Drusilla è Tootsy, che non esisterebbe se dietro al suo fitto cerone, le imbottiture, la parrucca e le lunghe unghie laccate non ci fosse Dustin Hoffman. Drusilla è Robin William in Mrs. Doubtfire. Drusilla è Tony Curtis e Jack Lemmon in A Qualcuno Piace Caldo.

Drusilla sono soprattutto tutte le donne interpretate da uomini nel teatro occidentale fino al XVII, perché era loro proibito, in quanto osceno e disdicevole, esporsi come attrici su un palco. Non esisteva neanche la parola “attrice”, perché come ben sappiamo tutte noi che ci occupiamo di linguaggio di genere, se non lo dici non esiste. Dunque Drusilla Foer, non fa fare alcun passo in avanti ai diritti LGBT+. Se proprio vogliamo parlare di passi, è un passo indietro: un altro uomo che interpreta una donna, uno spazio tolto alle donne. Un’altra risposta accettabile è che non c’è alcun passo, né indietro né in avanti: tutti fermi al punto di partenza, niente di nuovo rispetto a quanto è accaduto per 2000 anni e fino a 400 anni fa, quando le scene venivano calcate solo da uomini in vesti sia maschili sia femminili. Il personaggio di Drusilla Foer è splendido: fa ridere, fa pensare, è dissacrante, è sfrontata e paracula. Il fatto che i social le abbiano attribuito un’identità che non ha, è la dimostrazione che siamo noi i personaggi in cerca d’autore.

Marilù Mastrogiovanni
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