Conference call. C’è chi può e chi no

Conference call. C’è chi può e chi no

di Ivan the mad

Stamattina call conference con gli sviluppatori di un importante prodotto sanitario di una delle maggiori multinazionali del settore biomedicale. Gente collegata dall’Europa e dagli Stati Uniti. Il mio professore ha voluto quattro di noi assieme a lui. Perché siamo quelli che lavoreremo con questo prodotto. Io, 33 anni, mi sentivo un nonno guardando gli altri tre ragazzi, cinesi e indiani, che a 26 anni hanno più titoli e più esperienza di me. Io sono ciuccio, va bene, ma in quattro anni laurea, più quattro di scuola di specializzazione non ho avuto la metà delle esperienze professionali che uno studente di altri paesi ha normalmente nel suo percorso di studi. L’azienda ha promesso che entro due settimane sarà pronta la nuova versione del prodotto e vuole che l’università sia la prima a poterla testare. Il professore ha avanzato alcune richieste di carattere tecnico e scientifico. Gli ingegneri dell’azienda hanno garantito il massimo impegno per rispettare i tempi, hanno fissato le richieste del professore come priorità assoluta (ripeto che si tratta di un’azienda enorme!) perché per loro è molto importante il feedback che avranno da questa collaborazione. Ok, tra due settimane si parte. Grazie, arrivederci.

Mi sono immaginato la stessa situazione in un’università italiana. Ovviamente generalizzo, ci saranno le eccezioni. Primo: il barone non avrebbe voluto nessuno accanto a lui. Secondo, l’azienda avrebbe detto: “questo è il prodotto e non possiamo modificarlo” perché ci siamo bruciati il budget per pagare mazzette ai politici. Terzo, le uniche richieste del docente avrebbero riguardato “collaborazioni da avviare in sinergia”. Tradotto: un po’ di soldini per una sua consulenza fasulla e un contrattino per la sua amante. In quanto alla data di avvio, beh: “Ci sentiamo tra qualche settimana per avviare un tavolo tecnico”.

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