ulivo del salento

Il Piano del Commissario Silletti è sospeso fino al 16 dicembre 2015.

Lo ha deciso il Tar del Lazio accogliendo il ricorso dell’avvocato Giovanni Pesce e di suo fratello, proprietari di alcuni degli alberi d’ulivo, risultati positivi alla xylella, che il Commissario Silletti intende sradicare.

Il Tar ha accolto anche il ricorso di 26 aziende bio della Provincia di Lecce, difese dall’avvocato Luigi Paccioni e dall’avvocata Valentina Stamerra.

Il motivo risiede nel fatto che la nuova decisione di esecuzione della Ue, approvata in bozza lo scorso 28 aprile, andrà a sostituire la vecchia decisione di esecuzione (2014/497/CE) su cui si basa il Piano del commissario straordinario, quindi, per precauzione, il Piano è sospeso fino a quando ci sarà la trattazione nel merito. Perché, dice il Tar, il Piano silletti copre un arco temporale esiguo, mentre i suoi effetti (cioè sradicamento, nel caso del ricorso dell’Avv. Pesce e utilizzo di pesticidi, nel caso delle 26 aziende bio), sarebbero gravi e irreparabili.

Questo però vale solo per i ricorrenti, ma è evidente che la decisione ha una ricaduta sull’intero impianto messo su da Regione e Ministero dell’Ambiente. I destinatari delle ordinanze commissariali di abbattimento degli ulivi, potranno infatti impugnare le decisioni commissariali sulla base di questa prima decisione del Tar del Lazio.

La foresta di ulivi secolari, oltre 60 milioni di alberi in Puglia, sarà salvata dalla burocrazia italiana?

Sembrerebbe di sì, ma in realtà così non è.

La decisione del Tar del Lazio è un ottimo appiglio per chi non vuole sradicare.

Per tutti gli altri si va avanti.

Infatti bisogna tenere presenti due passaggi:

1)    la bozza di decisione di esecuzione della Ue in via di approvazione estende la zona infetta a tutta la provincia di Lecce. Questo significa che, chi vuole, può sradicare tutto, perché la Regione Puglia ha predisposto per tempo norme tali da consentire l’espianto anche di ulivi millenari. Sui terreni dove son piantati ulivi monumentali (300.059 su 60 milioni) non si potrà costruire per 15 anni, sugli altri terreni, si potrà costruire, chiedendo varianti in deroga ai piani regolatori.

2)    In tutto il resto della Puglia, tranne nella zona infetta e in una fascia “cuscinetto” tra Brindisi e Taranto larga 20 km e lunga dall’Adriatico allo Jonio, si sradicherà a vista. Basterà decretare che un ulivo ha i “sintomi” della xylella che l’estirpazione dell’ulivo e di tutti gli alberi e piante intorno nel raggio di 100 metri, saranno obbligatorie.

La bozza di esecuzione in via di approvazione presso la Ue, dunque, grazie alla quale il Piano Silletti potrà essere bloccato dai singoli ricorrenti, è ancor più drastica del Piano Silletti stesso.

Il problema però è alla base: tutti gli atti, dal 2013 ad oggi, relativi alla eradicazione degli ulivi, sono stati presi in assenza di qualunque dimostrazione scientifica.

Manca uno studio del vettore e mancano i modelli matematici in base ai quali definire le aree (infetta e cuscinetto).

Venendo meno questi studi, che pure la Ue chiede, tanto che sono stati commissionati a due istituti diversi, un istituto inglese e al CNR di Bari, vengono meno i fondamenti su cui appoggiare e con cui motivare qualunque decisione presa per arginare il diffondersi del batterio.

Appaiono quindi solo strumentali e drogate dalla competizione elettorale in atto le dichiarazioni del Commissario governativo, fatte a margine di riunioni a porte chiuse, che “apre” uno spiraglio ai proprietari degli ulivi.

Tali dichiarazioni smascherano la discrezionalità di scelte politiche fatte a monte: sradicare è una scelta che si può si può fare e disfare a piacimento.

Dunque: anche quando la nuova bozza di decisione di esecuzione in via di approvazione da parte della Ue sarà approvata, potrà essere impugnata proprio sulla base di tale assenza di validazione scientifica.

E si andrà avanti, di ricorso in ricorso, fino a che la xylella non si sarà estesa a Liguria, Toscana e Lombardia, annullando de facto ogni piano di eradicazione del batterio.

Ah, già! L’hanno già trovato…dunque…

Inoltre l’avvocato Giovanni Pesce, proprietario col fratello degli alberi che il Commissario vuole sradicare a Oria, ha notificato il ricorso anche alla Commissione europea affinché

prenda posizione in giudizio sotto due aspetti:

1)    il doppio parere dell’EFSA, che è successivo alla decisione della Commissione 1497/2014 e del quale la stessa Commissione non ha tenuto conto pur trattandosi di atti decisivi per provare l’inesistenza del nesso di causalità e l’inutilità dell’abbattimento degli alberi di ulivo al fine di fermare l’infezione;

2)     la corretta interpretazione da dare alla stessa decisione della Commissione che, letta per bene ed alla luce della direttiva comunitaria del 2009, non autorizza a pensare che si debba procedere prioritariamente con la eradicazione degli alberi di ulivo ma a procedere nella direzione della potatura.

3)     L’avvocato Pesce ha poi evidenziato nel ricorso l’esistenza di una legge statale (n.144 del 1951) che vieta l’abbattimento degli alberi di ulivo anche se deteriorati.

Pertanto, nessun atto o decreto ministeriale o provvedimento commissariale può derogare a tale legge.

Ma siamo in emergenza, ragazzi. Tutto può succedere. Soprattutto in Italia.