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//INCHIESTA. Come si fa a rallentare fino a contrastarla l’attività della pubblica amministrazione favorendo di fatto i privati, causando un danno ancora non quantificabile alle tasche dei cittadini e tutto con la giustificazione di farli risparmiare?

La storia che stiamo per raccontarvi ha dell’incredibile.

cacciapaglia parabitaDa mesi si registrano anomale pressioni sul corretto andamento del bando da quasi 33 milioni di euro (per la precisione 32.594.873,15) indetto dall’Aro 9 della provincia di Lecce per il servizio di raccolta rifiuti, per cinque anni, nei sette comuni dell’Aro: Parabita, Casarano, Matino, Ruffano, Miggiano, Montesano, Specchia.

Le anomale pressioni si evincono dalle numerose comunicazioni (con numero di protocollo) tra il presidente dell’Aro (Ambiti di Raccolta Ottimale), Alfredo Cacciapaglia, sindaco di Parabita (nella foto), la Regione Puglia, il prefetto di Lecce e l’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione: sebbene tra le righe, si percepisce la seria preoccupazione, da parte delle Istituzioni, che la longa manus della sacra corona unita, la mafia salentina, attraverso i suoi emissari e alcuni colletti bianchi, possa infiltrarsi nella buona gestione del bene pubblico.

Il piatto è ricco: quasi 33 milioni di euro per cinque anni, ma l’Aro presieduta da Alfredo Cacciapaglia, affiancato dal responsabile del procedimento Pino Petruzzi, ha posto fin dal 2013 dei paletti anti infiltrazioni, stipulando fra i primi in Puglia, un protocollo d’intesa con il Conai, Consorzio nazionale imballaggi, sulla base di un accordo nazionale Anci-Conai (l’Anci è l’associazione nazionale comuni italiani). Il protocollo d’intesa prevede la redazione gratuita, da parte del Conai, di un piano industriale comprensivo di disciplinare di gara, bando e capitolato tipo per la raccolta nei sette comuni dell’Aro, con un risparmio di alcune decine di migliaia di euro per i cittadini. Il Conai, inoltre, in base all’accordo, dovrà supportare l’Aro nella realizzazione delle campagne di comunicazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini.

IL PROGETTO CONAI
Il Conai ha lavorato un anno, raccogliendo dati sul territorio, presso i Comuni e i cittadini e il 21 novembre 2014 ha presentato il progetto. Il 20 marzo del 2015 l’assemblea dei sette Comuni delibera di indire il bando, in base al progetto approvato, con il criterio dell’offerta più vantaggiosa dal punto di vista economico. Votano “no” i comuni di Ruffano e Casarano, che chiedono ulteriori modifiche al progetto: non si capisce perché, dal momento che erano state redatte due bozze, in base alle osservazioni degli stessi Comuni. A quel punto il comune di Casarano impugna dinanzi al Tar la delibera dell’Aro (delibera 1/2015), quella con cui i comuni, con voto di maggioranza, davano l’ok a emanare il bando per il servizio di raccolta rifiuti. Il Comune di Casarano perde: sono infondate secondo il Tar le motivazioni con cui il Comune chiede la sospensiva, e lo condanna al pagamento delle spese.

Il responsabile del procedimento dunque, procede celermente: il bando da 33 milioni viene pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, con scadenza il 27 agosto scorso, poi prorogata al 25 settembre per consentire alle aziende di presentare tutta la documentazione richiesta, altrimenti irreperibile nel mese di agosto.
Michele GrecoliniA quattro giorni dalla scadenza, un colpo di mano: tre Comuni su sette, Casarano, Matino, Ruffano, in assenza degli altri, deliberano la revoca del bando, sulla base di alcune “incongruenze tecniche” rilevate da Michele Grecolini (nella foto, tratta dal suo sito) consulente del comune di Matino, presente in assemblea.
E proprio su tale presenza i sindaci abbandonano l’aula affermando che non accettano interferenze e pressioni, essendo Grecolini consulente per ditte private, quindi in evidente conflitto d’interesse.

Ma chi è Grecolini, consulente privato che, per conto del comune di Matino, è presente in un’assemblea di sindaci? E’ un geologo noto alle cronache giudiziarie. Michele Grecolini è infatti stato condannato in secondo grado a 4 mesi di reclusione per danneggiamento aggravato perché, quando era direttore tecnico della discarica di Burgesi a Ugento, furono smaltiti illecitamente, con la complicità di aziende legate alla sacra corona unita, 200 fusti di pcb, uno dei 10 veleni più tossici al mondo.

Per approfondire il contesto nel quale è maturata questa vicenda e il profilo del dott. Grecolini, vi proponiamo di leggere un’intervista del 2009 alla d.ssa Elsa Valeria Mignone, PM a Lecce, (CLICCA QUI); e un’inchiesta de il Tacco d’Italia dell’aprile 2012 in due puntateGianluigi Rosafio, appello da rifare (CLICCA QUI)  e Rifiuti e mafia: ecco le scatole cinesi dei Rosafio (CLICCA QUI) .

Nei Comuni che si oppongono ancora oggi all’apertura delle buste delle offerte pervenute, i rifiuti sono raccolti da Igeco.

Dai verbali dell’assemblea dell’Aro9 convocata con urgenza dai sindaci di Casarano, Matino e Ruffano, cioè quelli che vorrebbero che si revocasse il bando, oggi chiuso regolarmente, apprendiamo che tutte le obiezioni poste da Grecolini in una relazione consegnata al sindaco di Matino come suo consulente, sono state già ampiamente discusse con il Conai, che ha redatto il progetto poi messo a bando e che sono state ritenute infondate. Inoltre, affermano in assemblea i sindaci degli altri quattro paesi, i costi sostenuti dai Comuni, con il nuovo bando, si abbatterebbero e per il Comune di Specchia addirittura, abbattendo i costi di 15mila euro, si riuscirebbero ad assumere due persone in più.

Dunque perché questa pressione? Una pressione così forte che da quel momento il presidente Cacciapaglia e i sindaci di Specchia, Miggiano, Montesano non parteciperanno più ai lavori assembleari.

Mette a verbale il presidente dell’Aro9 e sindaco di Parabita, Alfredo Cacciapaglia che dalla sospensione della gara sine die ne trarrebbe un indebito vantaggio l’attuale gestore che da tempo gestisce il servizio in proroga e che per i Comuni che vorrebbero annullare la gara (Casarano, Matino e Ruffano) è lo stesso: Igeco spa.
tommaso ricchiuto igecoIl presidente del consiglio di amministrazione e amministratore di fatto di Igeco S.p.a. è quel Tommaso Ricchiuto di Castrignano del Capo (nella foto), che è stato recentemente posto ai domiciliari a seguito dell’inchiesta della Procura di Brindisi denominata “Do ut des”, un’imponente indagine che ha smascherato un sodalizio “affaristico delinquenziale” che aveva messo sotto il giogo mafioso il Comune di Cellino San Marco, sciolto l’anno scorso per infiltrazioni mafiose. Un cappio, fatto di tangenti, favori, assunzioni in cambio della manipolazione dei bandi pubblici. A Cellino San Marco la Igeco, gestisce il servizio di raccolta rifiuti e Ricchiuto è anche socio di maggioranza del porticciolo turistico di Brindisi. Rifiuti e gestione del porticciolo turistico sono due dei filoni dell’inchiesta che ha portato all’arresto di 14 persone su 21 indagati. Per Tommaso Ricchiuto è stato disposto il processo immediato.

A Cellino si voterà il 15 novembre prossimo: elezioni importanti attraverso le quali auspichiamo che i cittadini riescano a sciogliere definitivamente quel cappio già reciso dalla Procura. CLICCA QUI e leggi tutti i nomi.

IL GIOCO DELLE PROROGHE
A Matino il servizio di raccolta rifiuti gestito da Igeco è in proroga dal 2008, da ben sette anni, mentre a Casarano è in proroga dal 3 marzo 2013 e Ruffano dal 30 novembre 2011.

Quanto costa questo ritardo alle casse dello Stato?

Non è stato fatto un calcolo del danno erariale, ma sicuramente, se la Procura deciderà di aprire un’indagine, anche a seguito di questa pubblicazione, si potrà calcolare.
Dal punto di vista ambientale, sicuramente i costi sono altissimi, visto che ancora non si può partire con la raccolta dell’umido che potrebbe immediatamente portare la percentuale di raccolta differenziata intorno al 65%, obbiettivo previsto dal piano d’ambito già dal primo anno.

Ma si può ricorrere alla proroga sine die?
No.
Secondo le indicazioni pervenute dalla Regione Puglia e dall’Anac, Autorità nazionale anticorruzione, il 15 giugno scorso a tutti i prefetti delle provincie pugliesi, nel caso come quello che vi stiamo raccontando, non si può più agire più in proroga. E’ necessario procedere e celermente, all’assegnazione del bando di gara. I Comuni potrebbero ricorrere a dei nuovi bandi di gara per l’assegnazione del servizio di raccolta rifiuti. Ma questo oggi non è più possibile perché sono stati costituiti gli Aro, cioè le aggregazioni di Comuni che per ottimizzare i costi, ai sensi di legge, si mettono insieme per gestire la raccolta rifiuti (lo stesso criterio vale anche per altri servizi, come quelli sociali).
Le offerte, arrivate entro il 25 settembre giacciono presso il Comune di Parabita e il 21 ottobre scorso Ecotecnica e Igeco, due ditte che hanno presentato offerta, chiedono agli uffici se stanno provvedendo all’apertura delle buste.

Casarano, Matino e Ruffano diffidano il responsabile del procedimento Pino Petruzzi a non aprire le buste e gli danno mandato per la revoca del bando, travalicando così i loro poteri, in quanto la parte politica (i sindaci) non possono interferire nei procedimenti tecnici, di competenza, appunto, degli uffici.
L’ufficio dunque è sotto scacco: se si procede all’apertura delle buste, si avrà una reazione da parte dell’assemblea dei tre sindaci che l’ha diffidato; se non le apre c’è il rischio che le aziende partecipanti chiedano i danni.

In ogni caso i cittadini stanno già oggi avendo un danno evidente.

Inoltre il bando si basa su un progetto (quello del Conai) già approvato dall’assemblea, dunque si dovrebbe revocare quel progetto per poi rendere nullo il bando. Ma su che pgianni stefano sindaco casaranoresupposti?

Dai documenti (tutti pubblici) e dalle comunicazioni inviate all’Anac, in Prefettura e in Regione sembrerebbero non esservene. Anzi: 15 giorni fa, i tre sindaci riuniti in assemblea presieduta da Gianni Stefano, sindaco di Casarano (nella foto) e in assenza degli altri quattro sindaci, “con la deliberazione n. 8/2015, danno indirizzo al RUP di procedere ad indizione di nuova gara con l’indicazione di contenuti e prestazioni non coerenti con la normativa del vigente Piano d’Ambito. La qual cosa comporterebbe la illegittimità del nuovo bando. Per rimodulare il bando in conformità dei rilievi e degli indirizzi di cui alla deliberazione n. 8/2015, che attengono, con tutta evidenza, alla disciplina propria del Piano d’Ambito, s’impone, con carattere pregiudiziale, l’adozione da parte dell’Assemblea di un nuovo Piano, previa revoca di quello già approvato e tutt’ora vigente”.

Dunque un corto circuito che fa ostruzionismo al buon esito della gara.

Vogliono rifare il bando, allungando i tempi e di fatto proseguire nel regime di proroga che andrebbe a beneficio di uno solo: Igeco. A danno di tutti.

Questo bando, così trasparente, evidentemente non s’ha da fare.

Intanto i soliti tre sindaci chiedono la convocazione dell’assemblea per il rinnovo delle cariche politiche e tecniche dell’Aro, cioè il sindaco di Parabita Alfredo Cacciapaglia e il rup Pino Petruzzi.
Così, tolto il dente, tolto il dolore.

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