Revocato. Il bando da 32,5 milioni di euro per la gestione di spazzamento, raccolta e trasporto rifiuti in sette comuni del basso Salento (Casarano, Matino, Parabita, Ruffano, Miggiano, Specchia, Montesano) è stato revocato nonostante non vi fosse alcuna giustificazione, né irregolarità riscontrata nel procedimento, così come chiarito da:

  • Tar di Lecce,
  • Regione Puglia,
  • Conai (Consorzio nazionale imballaggi)
  • Anac (Agenzia nazionale anticorruzione).

gianni stefano sindaco casaranoIl Bando è stato revocato perché così vuole il sindaco di Casarano Gianni Stefàno, presidente dell’Aro9, oltre ai sindaci di Matino e di Ruffano, che hanno la maggioranza nell’assemblea dei sette Comuni.

Che non vi fossero motivi cui “attaccare” la decisione presa a prescindere e per motivi che ancora non sono noti, l’aveva già chiaro il Tar di Lecce, che con un’ordinanza (255/2015), ampiamente motivata, aveva respinto il ricorso del Comune di Casarano, che riscontrava presunte “criticità” nel progetto (Piano d’ambito) in base al quale è stato poi redatto il bando.

Il Comune di Matino, per supportare la tesi delle “criticità” si è avvalso della Michele Grecoliniconsulenza di Michele Grecolini, già condannato (CLICCA QUI) nel processo sulla storiaccia dello sversamento di rifiuti tossici industriali da parte di aziende riconducibili alla sacra corona unita all’interno della discarica di Burgesi quando lui era direttore. Presentatosi in Assemblea come consulente del Comune di Matino, i sindaci dell’opposizione hanno abbandonato l’aula.

La Regione poi (CLICCA QUI), in risposta a chiarimenti chiesti dal rup (responsabile unico del procedimento) Pino Petruzzi e in risposta ad un’interrogazione del M5S (CLICCA QUI), aveva ribadito la regolarità del procedimento e anzi, aveva precisato che tutti i Comuni, avendo prorogato l’assegnazione del servizio rifiuti agli attuali gestori, sono in una situazione di illegalità: la legge infatti non consente più proroghe.

Inoltre, ha ribadito Ernesto Sticchi Damiani, ordinario di Diritto amministrativo presso l’Università del Salento (CLICCA QUI), interpellato dal sindaco Gianni Stefàno e dagli altri della maggioranza (parcella da 8000 euro, pagata ovviamente dai cittadini) che revocando il bando, si dovrà revocare anche il Piano d’ambito (cioè il progetto) e che comunque le aziende che hanno partecipato, e che sono in attesa che le buste vengano aperte, chiederanno i danni.

Comunque vada, i cittadini stanno già perdendo soldi e tanti. E quando le aziende che hanno partecipato al bando chiederanno i danni, ne perderanno molti altri (CLICCA QUI), mentre Igeco, gestore della raccolta rifiuti nei tre Comuni che hanno votato per la revoca del bando (Casarano, Matino, Ruffano), ci sta già guadagnando due volte:

1) una perché gli è stato prorogato l’appalto nonostante questo non sia consentito dalla legge;

2) perché potrebbe chiedere i danni per la revoca essendo una delle aziende partecipanti.

I sindaci della minoranza, che si sono opposti alla revoca, hanno messo a verbale una dura nota, che non potrà passare inosservata alla giustizia inquirente.

 

ECCO QUI LA NOTA COMPLETA:

I sottoscritti, alla luce del parere reso dal prof. Avv. Ernesto Sticchi Damiani, evidenziano come sia stato finalmente riconosciuto che ogni questione relativa al bando di gara e alla sua revoca sia connessa e presupponga un provvedimento di revoca del Piano d’ambito.

Viene quindi ad essere smentita la tesi secondo cui si sarebbe dovuto procedere alla revoca del bando a prescindere dall’intervento di riesame del Piano d’Ambito, con l’ulteriore conseguenza che nessuna inadempienza o ritardo a inerzia vi è stata da parte dei funzionari e degli organi precedentemente costituiti.

Le criticità tecnico economiche, ammesso e non concesso che vi siano, “necessitano per il loro superamento, di adeguamento del Piano d’ambito e del progetto posto a base di gara”, così si esprime il consulente legale dell’ARO9.

Vi è da considerare che il Tar di Lecce nel ricorso n. 968/2015 ha già respinto l’istanza cautelare (Ordinanza n. 255 del 21 maggio 2015) con ampia motivazione, ritenendo “l’insussistenza del fumus di fondatezza della domanda”.

Tra i motivi di ricorso vi era anche quello relativo alle pretese, ma insussistenti, criticità del Piano d’Ambito.

Ed ancora: le criticità esposte da alcuni Comuni sono state esaminate e puntualmente confutate dal CONAI e sono state già giudicate infondate da precedente assemblea con la deliberazione n.1 del 20 marzo 2015, impugnata dal Comune di Casarano, ma non sospesa del Giudice amministrativo.

Chiarito questo punto, è evidente come la questione non sia solo di carattere procedimentale ma diventa sostanziale.

Il Piano per approvare il Piano d’ambito è abbondantemente scaduto, sicché un provvedimento di revoca del Piano d’Ambito porterebbe a privare l’ARO9 del Piano legittimamente e tempestivamente approvato, con l’ulteriore conseguenza di portare questo Ambito al commissariamento.

La Regione Puglia, con deliberazione di giunta n. 2727 del 18 dicembre 2014, fissò il termine del 27 marzo 2015 per l’approvazione degli atti propedeutici all’avvio delle procedure di affidamento del servizio.

L’Aro vi provvide tempestivamente in data 20 marzo 2015 con la deliberazione n.1 di approvazione del Progetto.

Da quanto sopra discende che, per un verso, non vi sono quelle criticità che in astatto potrebbero anche essere messe a base di una revoca del Piano e del bando, e, per altro verso, rimane precluso a questo ambito un intervento sul Piano d’ambito, essendo da tempo scaduto il termine fissato dalla Regione.

Consegue da ciò, che non potendo l’assemblea dell’Aro adottare un nuovo Piano d’Ambito essendo scaduti i termini scaduti dalla Regione, è preclusa altresì all’Assemblea la potestà di revoca del Piano già deliberato.

Se infatti l’Aro non ha più la titolarità dell’esercizio della funzione, per decorso del termine fissato dalla Regione, non può neppure esercitare la potestà di secondo grado di revoca del Piano già adottato e divenuto definitivo.

A tanto dovrebbe provvedere eventualmente la Regione nell’esercizio di un eventuale potere sostitutivo.

In conclusione: l’unico dato certo è che la delibera n.8 del 2015 con cui è stato dato indirizzo al Rup di procedere all’indizione di una nuova gara previa revoca del procedimento già in corso di svolgimento è illegittima e deve essere immediatamente revocata.

L’adozione di un provvedimento di revoca di un Piano d’ambito, così come approvato anche con il voto favorevole di chi oggi vorrebbe rimetterlo in discussione, sarebbe gravemente illegittimo se non addirittura illecito per tutte le conseguenze economico-istituzionale che inciderebbero sui Comuni dell’Aro9. Si potrebbe addirittura determinare una situazione di grave illegittimità/illiceità in quanto l’annullamento del Piano d’Ambito finirebbe per consentire una ulteriore proroga dei contratti in essere nei singoli Comuni per lo svolgimento dei servizi di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti solido urbani in violazione di tutte le norme e i principi stabilite dal codice degli Appalti nonché delle direttive ANAC.

I sottoscritti si dissociano pertanto da qualsivoglia determinazione di segno contrario all’Assemblea dell’Aro e riservano ogni azione e iniziative nelle sedi giudiziarie competenti.

Si ribadisce altresì che ai sensi dell’articolo 21 quinquies L241/90 una eventuale revoca del bando comporta automaticamente, per espresso dettato normativo, il risarcimento danni nei confronti di coloro che hanno presentato domanda di partecipazione al procedimento concorsuale.

Tal onere non potrà che ricadere su coloro che assumeranno la responsabilità di adottare il provvedimento di revoca.

Firma e timbro comunale dei sindaci di Parabita, Miggiano, Specchia, Montesano salentino.

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