Querela Pagliaro, assolta due volte. Dedicato ai raccomandati Rai

Querela Pagliaro, assolta due volte. Dedicato ai raccomandati Rai

Eccomi qui.

Sto per partecipare al concorsone Rai: da quando mi son laureata e poi ho preso il Master post laurea e poi son diventata pubblicista e poi professionista da free lance, questo è il primo concorsone Rai “aperto” al popolo dei professionisti. 5000. Cinquemila. Per prenderne 100. I posti saranno già tutti assegnati. Ci sarà chi ha il compito in tasca. Perché vado? Perché voglio vedere come va a finire. Voglio vedere con i miei occhi.

Poi voglio raccontarlo ai miei figli.

E dire loro di combattere sempre, anche quando la partita sembra persa.

E a tutti i quelli che hanno già il posto assicurato, a quei 100 privilegiati, magari bravissimi, eh, per carità, ma bari di professione, dedico le motivazioni della sentenza di assoluzione in Appello dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa formulata dal pm Antonio De Donno della Procura di Lecce, a seguito di querela (tante querele, in verità, una ventina, tra querele, diffide e integrazioni di querela) a firma dell’editore Paolo Pagliaro.

Una battaglia giudiziaria vinta solo con gli attrezzi del mestiere: l’inchiesta documentata, con tutte le pezze d’appoggio giuste e la conseguente possibilità di dimostrare che era tutto vero quello che avevo scritto.

La bravura dell’avvocato Massimo Manfreda, che ha vinto la mia ansia e ha usato la tattica di non scoprire la carte (le nostre pezze d’appoggio), se non l’ultimo giorno dell’ultima udienza di un processo durato quasi due lustri, per dimostrare, tra le tante cose, che, scrive il giudice, dall’iniziativa benefica “Cuore amico” “effettivamente utile ci fu, per il gruppo di Pagliaro”. A tutti quei 100 raccomandati dedico queste motivazioni della Corte d’Appello.

Che almeno una volta nella vita provino la soddisfazione di farcela da soli, con le sole competenze e con i soli ferri del mestiere. Se ci riescono.

 

 

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