Petruzzelli: un Nabucco in stile “peplum”

Petruzzelli: un Nabucco in stile “peplum”

fernando-greco-medico-neonatologo-critico-musicale-melomane-leccedi Fernando Greco

(foto di Carlo Cofano)nabucco

Dopo aver aperto i battenti con “Le nozze” mozartiane, la Stagione Lirica del Petruzzelli è proseguita a febbraio con l’opera “Nabucco” di Giuseppe Verdi (1813 – 1901), primo vero capolavoro del genio bussetano. Ripristinato per l’occasione il pregevole impianto scenico del compianto maestro Peter Hall.

COME UN COLOSSAL HOLLYWOODIANO
L’allestimento barese si è giovato della grandiosità delle scene realizzate negli anni sessanta da Peter Hall (1926 – 2010), artista che dopo aver disegnato le uniformi della British Air durante la Seconda Guerra Mondiale, divenne scenografo e costumista di fama internazionale nonché storico collaboratore di Franco Zeffirelli. A Bari le scene di Hall sono tornate a risplendere in bellezza e plasticità grazie al perfetto adattamento effettuato dal regista Joseph Franconi Lee e allo splendore dei costumi ideati da Pasquale Grossi. Il tutto è stato sapientemente illuminato da Claudio Schmid alla maniera di un monumentale film “peplum”, maniera che ben si attaglia all’ambientazione tout-court del Nabucco verdiano come spiegato da Marco Marica nel programma di sala.
Roland Boer“Se si prescinde dalla musica di Verdi, la trama del Nabucco ha molto in comune con i colossal hollywoodiani degli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento: una fosca vicenda basata su amore e gelosia, tradimento e sete di potere, proiettata su uno sfondo storico grandioso e connotata da un forte afflato epico”.
A ciò aggiungasi il fuoco della partitura, che fa assurgere il coro a dignità di protagonista come mai più nel resto della produzione verdiana, ruolo che è stato assunto dal Coro del Petruzzelli, istruito da Franco Sebastiani, con la solita professionalità nonostante l’esiguo numero di elementi e nonostante intenzioni non sempre chiare da parte della bacchetta di Roland Boer durante la replica domenicale, in cui si è assistito a qualche sfasamento tra buca orchestrale e palcoscenico.

Susanna BranchiniUNA LEONESSA FERITA
Autentica dominatrice del palcoscenico, il soprano Susanna Branchini ha interpretato il ruolo di Abigaille con dovizia di mezzi vocali e grande intelligenza: una voce enorme di grande appeal drammatico, del tutto a suo agio nella zona acuta, non le ha impedito di cesellare all’occorrenza perfette agilità e formidabili virtuosismi, alternando il vulcanico sfogo dell’eroina negativa all’accorato accento della leonessa ferita. Tanto fulgore ha messo ancor più in risalto l’esangue Nabucco di Giovanni Meoni, già autorevole Germont due anni fa, a cui stavolta han fatto difetto uno scarso volume e l’assenza di incisività. Purtroppo anche la prestazione del basso Ernesto Morillo nell’importante ruolo di Zaccaria ha lasciato a desiderare, soprattutto se paragonata alla formidabile performance esibita l’anno scorso in seno alla Stagione Lirica leccese: la sua imponente presenza scenica stavolta è stata penalizzata da un timbro vocale sgradevole e in palese difficoltà nel registro acuto.
nabuccoIl tenore Antonio Corianò ha indossato i panni di Ismaele in maniera encomiabile, sfoderando un eccellente lirismo vocale associato a un piacevole phisique du role. Molto efficace l’accoppiamento con il mezzosoprano Daniela Innamorati, Fenena di pregiata vocalità. Durante il primo atto, il sodalizio delle voci di Abigaille, Ismaele e Fenena nel terzetto “Io t’amava…” ha costituito il momento migliore della serata. Puntuali i ruoli del Gran Sacerdote e di Anna affidati rispettivamente al basso Rocco Cavalluzzi e al soprano Marta Calcaterra. Abdallo era interpretato dal tenore Gianluca Bocchino.

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