Petruzzelli: Tosca tra sacro e profano

Petruzzelli: Tosca tra sacro e profano

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(foto di Carlo Cofano)

Prima della pausa estiva, la stagione lirica 2016 del teatro Petruzzelli di Bari è proseguita a maggio con la popolare “Tosca” di Giacomo Puccini riprendendo l’allestimento creato nel 2004 dal regista Giovanni Agostinucci, responsabile anche di scene e costumi, in coproduzione con il teatro Filarmonico di Verona e il Teatro delle Muse di Ancona.

ALTERNA EFFICACIA
01_primo attoRispetto alle recensioni comparse dodici anni fa e successive al debutto, l’attuale messa in scena risulterebbe edulcorata, epurata dagli aspetti più trasgressivi e meno consoni al libretto dell’opera sebbene persistano caratteristiche decisamente originali e di alterna efficacia. All’aprirsi del sipario si scorge l’interno di una chiesa in restauro, un ambiente spoglio in cui tutto è ricoperto da teli grigi tranne un surreale ritratto della Maddalena. Tanta monocromia si annulla all’ingresso di Scarpia quando, per un formidabile coup de théatre, i teli scompaiono lasciando spazio all’ imponenza dell’edificio, metafora del potere ecclesiastico personificato da Scarpia e dalla Polizia Pontificia che egli rappresenta. Bellissimo il finale primo, quando, durante il Te Deum, la figura di Scarpia si frappone tra il Sacro Ostensorio e il popolo genuflesso. Più cervellotico e meno efficace il secondo atto in cui l’ufficio di Scarpia diviene una lugubre stanza delle torture in cui il 03_primo attoprotagonista, a torso nudo e in accappatoio, si diverte a organizzare incontri di pugilato e bere whisky da una personale fiaschetta come un malavitoso qualsiasi, la cui sguaiatezza poco ha a che fare con l’affettata eleganza e la serpiginosa galanteria del sadico personaggio pucciniano. Il terzo atto ci riporta al dettato tradizionale, affrontando tuttavia la morte di Cavaradossi in maniera convincente: dopo la fucilazione fuori scena, l’uomo viene trascinato morente contro un muro da cui, ormai cadavere, scivola lentamente al suolo.

SONORITA’ INCALZANTI
L’incalzante incedere della vicenda è stato sottolineato con maestria dall’Orchestra del Petruzzelli diretta per l’occasione da Giampaolo Bisanti che ha ottenuto sonorità controllatissime e avvincenti senza mai lasciarsi travolgere dall’impeto nei momenti più drammatici né da eccessivo lirismo nei momenti più intimisti. Commovente il tessuto degli archi all’inizio del terzo atto. La recita del 26 maggio, seconda del cast inaugurale, ha avuto come protagonista il soprano Susanna

Susanna Branchini

Susanna Branchini

Branchini, la cui grande credibilità scenico – drammaturgica è stata supportata da una pregevole vocalità, la stessa che le aveva permesso di disegnare un’impagabile Abigaille nel “Nabucco” dello scorso febbraio. Se in quell’occasione la Branchini si rivelò un autentico soprano drammatico d’agilità, in questa Tosca ha fatto apprezzare soprattutto l’uniformità di una voce possente, dal timbro sorprendentemente uniforme sia nella zona acuta sia in quella grave, qualità apprezzabili già all’inizio dell’opera nel suo inciso “E’ l’Attavanti!” cantato in maniera esplosiva e penetrante, seguito da “… Presago sospetto!” in cui un timbro grave di grande sonorità correva vibrante per tutto il teatro. Nei panni di Scarpia il baritono Sebastian Catana ha saputo assecondare appieno le intenzioni

Susanna Branchini e Dario Di Vietri

Susanna Branchini e Dario Di Vietri

registiche risultando scenicamente autorevole seppur vocalmente debole e spesso coperto dall’orchestra (come nel fatidico “Te Deum” del primo atto).

Deludente il tenore Dario Di Vietri, che nonostante il bel timbro vocale ha interpretato il ruolo di Cavaradossi con scarsa motivazione scenica, in maniera generica e impersonale.

04_terzo attoLa lodevole performance del basso Domenico Colaianni, festeggiatissima dal pubblico, ha regalato insoliti chiaroscuri al personaggio del Sagrestano, reso in maniera brillante e senza leziosità o bozzettismi di maniera. Notevole credibilità scenica e bel timbro vocale per l’Angelotti interpretato dal basso Antonio Di Matteo. Efficace la caratterizzazione di Spoletta da parte del tenore Massimiliano Chiarolla. Puntuale il basso Rocco Cavalluzzi nel doppio ruolo di Sciarrone e Carceriere. Il Coro del Petruzzelli istruito da Franco Sebastiani si è rivelato come sempre preciso e partecipe alle ragioni del dramma. Delizioso il coro di voci bianche Vox Iuvenes diretto da Emanuela Aymone, del quale faceva parte Ivana D’Auria, attenta solista nel ruolo del Pastorello.

 

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