Petruzzelli: Macbeth, il colore del sangue

Petruzzelli: Macbeth, il colore del sangue

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(foto di Carlo Cofano)

Macbeth ph Carlo Cofano 1

 

 

La stagione lirica 2015 del Teatro Petruzzelli di Bari è proseguita a maggio con un’ interessante messa in scena del “Macbeth” di Giuseppe Verdi. Dopo la pausa estiva, la lirica ritornerà a novembre con “La bohème” di Puccini.

 

LA CARICATURA DEL SACRO

Lo spettacolo barese rappresenta una produzione creata dal compianto Giancarlo Cobelli per il Comunale di Modena, ripresa per l’occasione da Lydia Biondi, con scene e costumi di Carlo Maria Diappi ripresi da Valentina Dellavia.

Macbeth ph Carlo Cofano 3L’impressionante allestimento scenico affonda le radici nel repertorio simbolico del satanismo e della negromanzia medievali, attingendo all’iconografia dell’anticristo inteso come caricatura del sacro, immagine in negativo della religiosità tradizionale. Mentre la vicenda si dipana in proscenio, una vetrata trasversale individua uno sfondo oscuro in cui si consuma una lugubre ritualità, tanto più spaventosa quanto più simile a quell’ortodossia religiosa di cui rappresenta l’immagine speculare. Esempio molto efficace è la scena della deposizione del re Duncano (rappresentato come un Cristo Pantocrator della tradizione bizantina) durante la quale tre donne a seno nudo, forse le stesse streghe dell’inizio, avvolgono il cadavere in un sudario, come tre laicissime Marie ai piedi della croce: l’oscurità dello sfondo e la sontuosità dei panneggi, complice il disegno luci di Giuseppe Ruggiero, creano un’atmosfera dal sapore caravaggesco, autentica caricatura della deposizione di Cristo. Erotismo carnale e violenza barbarica si succedono di scena in scena, mentre il colore del sangue imperversa come in un film horror; la scena più forte rimane senza dubbio quella in cui, all’inizio del terzo atto, le tre lugubri premonizioni vengono effettuate estraendo tre feti da altrettante donne gravide, ripercorrendo medievali mostruosità molto ben descritte da Umberto Eco nel suo romanzo “Baudolino”. Sul tutto aleggia Ecate, dea della morte, rappresentata in forma di orrendo volatile dalle fattezze androgine, validamente interpretata a Bari dal mimo Mariano Cipriani. Qualche momento di noia durante l’esecuzione delle danze del terzo atto, non previste dall’originale allestimento modenese, risolte in maniera decisamente statica: l’alternativa sarebbe stata tagliare il ballo anche a Bari oppure prevedere l’intervento di veri danzatori.  Macbeth ph Carlo Cofano 2

 

IL CAST VOCALE

Macbeth e signora hanno ricevuto dal formidabile phisique du role dei due interpreti Luca Salsi e Tamar Iveri un’insolita freschezza scenica che ha dato credibilità all’evolversi del canovaccio verdiano in cui, rispetto all’originale shakespeariano, Lady Macbeth acquisisce un’importanza fondamentale nell’orientare le scelte del marito, sorta di fantoccio al comando di una moglie corrosa dalla sete di potere. Non a caso Verdi la immaginava come un personaggio “brutto e cattivo” dalla voce “aspra, soffocata, cupa”. Nella sera della prima, lo sforzo del soprano Tamar Iveri nel Macbeth ph Carlo Cofano 9cercare accenti drammatici non consoni a un timbro naturalmente lirico, si è tradotto in intonazione calante, acuti sfibrati e agilità approssimative. Bella voce quella del baritono Luca Salsi, festeggiatissimo protagonista, notevole per morbidezza di timbro e formidabile appoggio su tutta l’estensione, forse più adatta al repertorio belliniano e donizettiano che non all’infuocata “parola scenica” verdiana, il cui scavo psicologico sarà probabilmente perfetto quando l’interprete avrà qualche capello bianco in più. Un discorso simile merita l’interpretazione del ruolo di Banco da parte del basso Ugo Guagliardo, già conosciuto e apprezzato per straordinarie qualità tecniche e una formidabile pulizia vocale, doti che lo hanno reso famoso soprattutto nel repertorio rossiniano (lo ricordiamo a Lecce come impagabile Alidoro ne “La Cenerentola” del 2005), ma che in Verdi risultano meno efficaci. Il tenore salentino Salvatore Cordella ha interpretato il personaggio di Macduff con eccezionale smalto vocale, cesellando la sua aria “Ah la paterna mano” in maniera memorabile. Il mezzosoprano Margherita Rotondi ha vestito efficacemente i panni della Dama di Lady Macbeth. Puntuali e precisi il tenore Massimiliano Chiarolla, il baritono Gianluca Tumino e il basso Antonio Di Matteo nei rispettivi ruoli di Malcolm, Sicario e Araldo.    Macbeth ph Carlo Cofano 12

 

IL TERZO PROTAGONISTA

Insieme con la coppia costituita da Macbeth e Lady, il coro delle streghe rappresenta per Verdi il terzo protagonista dell’opera, e questo allestimento lo valorizza astraendolo dalla scena: a sinistra le donne, a destra gli uomini, il coro interviene nella vicenda in maniera attiva, descrivendo ciò che viene mimato in palcoscenico. Il Coro del Petruzzelli istruito da Franco Sebastiani ha dato un’ennesima prova di professionalità, sebbene la separazione tra uomini e donne abbia fatto apprezzare una netta superiorità del versante maschile, dall’ assetto vocale potente e sempre in primo piano sulle sonorità orchestrali, rispetto al versante femminile, che nei vari interventi delle streghe risultava spesso appannato e coperto dall’orchestra, con sonorità talora simili a quelle di voci bianche: può anche darsi che si sia trattato di un preciso taglio interpretativo. Solida e puntale la prestazione dell’Orchestra del Petruzzelli diretta per l’occasione da Fabrizio Maria Carminati.

Macbeth ph Carlo Cofano 17

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