Inchiesta Muccio: “Tutto vero”. Archiviata querela a Mastrogiovanni

Inchiesta Muccio: “Tutto vero”. Archiviata querela a Mastrogiovanni

tante case unico accesso okUn’altra querela archiviata.

E’ quella relativa all’inchiesta pubblicata sul Tacco d’Italia dal titolo “Il Salento d’amare colpito al cuore” (LEGGI QUI). Raccontavo come, attraverso una serie di autorizzazioni tutte formalmente regolari, il Comune di Salve (Le) avesse di fatto reso possibile l’edificazione di un vero e proprio villaggio, costituito da diverse villette racchiuse da unico recinto a cui si accedeva da un unico ingresso. Un villaggio con una “stalla” al centro (LEGGI QUI), sorto nel bel mezzo della suggestiva zona archeologica paleolitica di grotta Montani (LEGGI QUI).

La pm Elsa Valeria Mignone aveva chiesto l’archiviazione, a cui i querelanti, marito e moglie, Pasquale Muccio e Domenica Rizzello, si erano opposti.

Nell’inchiesta spiegavo brevemente il profilo professionale della coppia, noti imprenditori del settore dei rifiuti, con diversificazioni nell’edilizia e del turismo.

All’orizzonte, spiegavo nell’inchiesta, la presenza di noti esponenti di spicco della sacra corona unita.

La gip Antonia Martalò ha scritto che “nessuna circostanza falsa, nessun riferimento a fatti inesistenti” è da ascrivere alla sottoscritta.

“L’oggetto dell’inchiesta – scrive la gip (CLICCA QUI per scaricare l’ordinanza di archiviazione Marilù Mastrogiovanni) – riveste certamente interesse pubblico perché offre una visione (condivisibile o meno) di quelle che sono le conseguenze degli atti amministrativi rilasciati “raggirando” la normativa”.

Dunque, scrive la gip, si “sarebbe realizzata di fatto una lottizzazione abusiva”. CLICCA QUI per leggere l’ordinanza della d.ssa Martalò.

Auspichiamo che su tale ipotesi di reato la magistratura vada avanti.

 

Nel ringraziare l’avv. Giuseppe Talò che mi ha difesa con successo, voglio brevemente riflettere con voi su alcune questioni: uscire “vittoriosa” da un’ennesima denuncia è una vittoria di Pirro.

Fare un’inchiesta, significa fatica e sudore, tempo perso e soldi persi: documentarsi, studiare, confrontare diverse fonti, tutelarsi scrivendo pensando già ad una forma stilistica adatta che ti metta al sicuro da una querela.

Poi significa andare dai Carabinieri o dai Vigili per essere identificata (dopo che arriva la querela); poi ritornarci per la notifica della chiusura indagini; poi produrre memorie e nominare l’avvocato che va, protocolla le memorie con il suo atto difensivo; poi essere convocati dal gip per l’udienza preliminare, andare e discuterla.

Attendere con ansia che il giudice decida.

Quando vinci, hai comunque perso salute, soldi, tempo. Anche amici.

Per che cosa?

Oggi il “villaggio” è regolarmente ultimato ed abitato da decine di persone.

E, come al solito, ho subito il fuoco amico di pseudo-ambientalisti e “paesani”, che pensano che se fai una cosa così assurda, cioè le inchieste, qui, in provincia, ai confini dell’impero, lo fai per ottenere altro, per secondi fini.

Sennò sei una pazza.

Non esiste che pensino e accettino che fai questo lavoro perché ci credi che sia giusto farlo così, proprio qui, e in questo modo. Ti guardano di traverso e con sospetto.

Così inizia il venticello della calunnia, alimentato dai social network.

Se poi non hai un bel contratto a tempo indeterminato garantito da un editore ricco e potente, ma sei una free lance, significa che la tua inchiesta fa perdere al tuo giornale contratti pubblicitari: i politici vicini a quegli imprenditori ti isolano.

Non solo non arriva più la pubblicità, ma neanche stupidi comunicati stampa di stupide sagre.

I prezzi da pagare?

Tutti.

Essere a posto con la propria coscienza e guardarsi ancora allo specchio, come diceva Indro Montanelli, diventa un atto di vanità imperdonabile, per chi, con me, paga tutti i prezzi.

Eppure vado avanti.

 

copertina xylella report di mastrogiovanniCon l’ultima inchiesta “Xylella report” è iniziato tutto il repertorio: prima screditata, poi isolata e calunniata. Gli stessi ricercatori universitari sentiti dai magistrati e che non rispondono alle mie domande, vanno in giro a fare convegni, proiettando diapositive con la copertina del mio libro, che dicono essere “complottista”.

Ma non rispondono alle domande della giornalista e si sottraggono alle interviste. Stessa definizione mi arriva dai politici che hanno gestito fin dall’inizio la strategia regionale di contrasto al batterio xylella fastidiosa, decidendo, a priori e senza evidenze scientifiche forti, di sradicare l’intera foresta d’ulivi secolari. Mi dicono complottista.

Perché mi baso solo su documenti ufficiali e atti pubblici per mettere insieme i tasselli di un disegno più grande fatto di malaffare, incompetenza, malafede, speculazioni, aggiramento delle norme a difesa degli ulivi; norme aggirate, appunto, col grimaldello della xylella per consentire l’edificazione di imponenti insediamenti edilizi altrimenti irrealizzabili.

Poi gli sms minacciosi di pseudo-ambientalisti con le frasi “te la faremo pagare” e “non faremo sconti a nessuno”.

Eppure vado avanti.

Perché?

Perché è il mio lavoro. Non mi aspetto “grazie”.

So farlo solo così. Quindi è colpa mia.

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