Paisiello Festival: tutti pazzi per Nina

Paisiello Festival: tutti pazzi per Nina

fernando greco medico neonatologo critico musicale melomane lecce di Fernando Greco
(foto di Carmine La Fratta)

 

Il delizioso allestimento tarantino della “Nina pazza per amore” ha rappresentato l’evento di spicco del “Giovanni Paisiello Festival”, rassegna che, giunta alla quattordicesima edizione, occupa un posto sempre più preminente nel panorama culturale pugliese grazie agli sforzi dell’associazione “Amici della musica Arcangelo Speranza” diretta dall’infaticabile Paolo Ruta, da sempre impegnato in prima linea nell’attività musicale cittadina. Un’attività che grazie al Festival parte dalla figura di Paisiello per promuovere la crescita culturale della città, come sottolineato dal direttore artistico Lorenzo Mattei: “Per Taranto, ormai da qualche anno, Paisiello non è soltanto un maestro del passato, bensì rappresenta una parte integrante dell’identità cittadina, viva e attuale, il simbolo di un’aspirazione europeista e al tempo stesso di una volontà autopromozionale e di riscatto … Il Giovanni Paisiello Festival non può e non deve essere un appuntamento per pochi appassionati di musica settecentesca, ma deve costituire una presa di coscienza delle potenzialità di crescita di Taranto e dei tarantini”.

//CITTADINO DEL MONDO
Quest’anno il Festival si presenta particolarmente ricco di eventi in occasione della ricorrenza del bicentenario della morte di Giovanni Paisiello (1740 – 1816) ovvero il più significativo esponente dell’opera giocosa di scuola napoletana prima dell’avvento del ciclone Rossini. Nato a Taranto, Paisiello divenne ben presto cittadino del mondo, accettando incarichi e onorificenze nelle più ricche corti europee: dal Regno di Napoli allo Stato Pontificio, da Parigi a Varsavia fino a Pietroburgo presso l’imperatrice Caterina II, alla cui corte il musicista rimase per otto anni, dal 1776 al 1784, componendo opere prestigiose come “Il mondo della luna” (scritta per l’inaugurazione del Bolshoi) o “Il barbiere di Siviglia”. Di ritorno a Napoli, Paisiello si dedicò al genere dell’opera seria e semiseria, con particolare attenzione a un certo approfondimento psicologico dei personaggi. Risale a questo periodo la creazione dell’opera “Nina o sia la pazza per amore”, rappresentata nel piccolo borgo di San Leucio presso Caserta il 25 giugno 1789 in occasione della visita della regina Maria Carolina alla comunità leuciana. Secondo le cronache dell’epoca, la “Nina” “… riuscì d’una bellezza sorprendente” e il successo le arrise anche negli anni a venire, quando il musicista avrebbe preparato una nuova edizione cambiando le parti recitate (secondo l’esempio dell’opéra-comique) in recitativi cantati. Nina era destinata così a diventare capofila di una serie di “pazze per amore”, come la donizettiana Lucia di Lammermoor o Elvira de “I Puritani” di Bellini, le cui scene di follia avrebbero caratterizzato il nascente Romanticismo.

//L’AMORE NEGATO

nina-di-paisiello-12-settembre-taranto-foto-carmine-la-frattaIl pubblico del Paisiello Festival ha potuto apprezzare la prima versione dell’opera, che alterna parti cantate a parti recitate, secondo l’edizione critica approntata ad hoc da Lucio Tufano. L’atmosfera raccolta del chiostro del Museo Diocesano ha fatto da cornice ottimale alla dimensione cameristica della “Nina” messa in scena da Stefania Panighini in collaborazione con Veronica Pattuelli per i costumi. Dosando sapientemente le due componenti che qualificano il genere semiserio, ovvero l’aspetto patetico e quello caricaturale, la regista ha fortemente caratterizzato il personaggio della protagonista resa folle da un amore negato, la cui follia ha fatto regredire la mente allo stadio adolescenziale (tutti quei libri dai quali Nina attinge continue citazioni d’amore che copia avidamente nel suo taccuino) se non addirittura ai giochi innocenti dell’infanzia in seno ai quali quell’amore era nato (Nina gioca a mosca cieca con i suoi familiari) mentre si materializzano sul palco e nella mente di lei due bambini che si divertono sereni. Il resto della scena sono pareti spoglie di una dimora in rovina, una casa in preda a una luttuosa incuria.

//INTENSITA’ E FRESCHEZZA
nina-di-paisiello-12-settembre-taranto-giuseppina-piunti-e-nina-francisco-brito-e-lindoro-foto-carmine-la-fratta-2Il soprano Giuseppina Piunti ha vestito i panni di Nina con estrema credibilità, forte di non comuni doti attoriali e di un timbro vocale drammatico che, seppur sulla carta poteva risultare fuori stile per questo tipo di repertorio, in scena ha creato un personaggio di incantevole intensità, commovente nella celebre aria di ingresso “Il mio bene quando verrà”. Accanto alla protagonista il soprano Maria Luisa Casali si è mostrata nondimeno spigliata e di bel timbro vocale, rappresentando nei panni della nutrice Susanna il contraltare brillante della vicenda insieme con il personaggio del balio Giorgio interpretato con voce nina-di-paisiello-12-settembre-taranto-giuseppina-piunti-e-nina-andrea-vincenzo-bonsignori-il-conte-foto-carmine-la-frattabriosa e padronanza scenica dal basso-baritono Andrea Vincenzo Bonsignore. Il ruolo dell’amato Lindoro è stato interpretato dal tenore Francisco Brito con fascinoso lirismo; a lui l’allestimento tarantino ha riservato anche l’inizio dell’opera, inserendovi la cosiddetta “aria del pastore” con accompagnamento di zampogna, brano non presente nella prima edizione della partitura. Gli accorati accenti del Conte, padre di Nina, hanno trovato un appropriato interprete nel basso Rocco Cavalluzzi.

L’adamantina partitura si è dipanata in tutto il suo nitore grazie all’Orchestra da camera del Giovanni Paisiello Festival diretta da Giovanni Di Stefano. Disinvolti e preparati vocalmente e scenicamente gli otto membri del Coro del Paisiello Festival.

//MOLTEPLICI E MERAVIGLIOSE PAGINE
“… Chi non conosce l’opera di questo Maestro di valore indiscutibile, a traverso le molteplici e meravigliose pagine  della sua produzione artistica, ché la straordinaria facilità creatrice di Lui, fu veramente prodigiosa? A chi è ignoto l’umorismo delle sue opere comiche, il tragico di quelle serie, la tenerezza patetica di quelle sentimentali e delle sue Cantate, nonché l’espressione piena di religiosa dolcezza aliena da concetti mondani della sua musica sacra?” Così scriveva sul finire del 1939 Eugenio Faustini Fasini, grande studioso della scuola musicale napoletana del XVIII secolo, in occasione del bicentenario della nascita di Paisiello. Nel 2016, anno del bicentenario della sua scomparsa, la quattordicesima edizione del “Giovanni Paisiello Festival” si protrarrà per oltre un mese con molteplici appuntamenti volti ad approfondire la conoscenza di un compositore che eccelse non soltanto in ambito operistico, ma anche in quello della musica sinfonica e del repertorio sacro. Dulcis in fundo, il Festival si concluderà il 20 ottobre con il singolare concerto “I tre buffi” che vedrà per la volta insieme sul palcoscenico del teatro Orfeo i tre famosi baritoni Bruno Praticò, Paolo Bordogna e Domenico Colaianni accompagnati al pianoforte da Vincenzo Rana.

Per ogni dettaglio si può consultare il sito web: www.giovannipaisiellofestival.it

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