Montanelli e la piccola Destà: mutilazioni sessuali, colonialismo e la morale comune

Montanelli e la piccola Destà: mutilazioni sessuali, colonialismo e la morale comune

Se qualcuno finora avesse dubbi su dove collocarsi in questa storia della pelosa difesa di Montanelli, può rivedere la puntata di Tg2post di ieri 15 giugno. Tutti maschi a difendere un maschio. E’ solo l’ultimo di una serie di servizi e articoli che, dal punto di vista del maschio, cercano di spostare dolosamente l’attenzione dal significato al significante.

Il gesto dell’imbrattamento della statua di Montanelli è il “significante”, cioè la forma che si sceglie per comunicare qualcosa. E’ una forma, a mio parere, artistica. Iconoclastica e plasticamente rivoluzionaria. Con un gesto e un colore, rosso sangue, vuole rimandare ad un “significato”, cioè quel qualcosa che si deve comprendere, per comprenderne il significante (il gesto dell’imbrattamento).

Il “significato” che si vuole comunicare con un gesto artistico scomodo, violento, irritante, che offende il buon senso comune e per questo artistico – riguarda la cultura colonialista e patriarcale del maschio bianco che dall’Africa alle americhe, dal 1492 ad oggi “toglie il respiro” e sottomette il colonizzato.

Che sia un’etnìa (gli africani prima, gli afroamericani poi), che sia un genere (femminile), che sia una cultura, un popolo (etritreo, etiope, somalo), siamo sempre di fronte ad un rapporto tra colonizzatori e colonizzati.

Nel caso di Montanelli, il colonizzatore fascista nella campagna di Abissinia era incoraggiato dal governo a stringere un “regolare” contratto di “matrimonio” (definito in Italia il “madamato”) con donne eritree, somale, etiopi per vari motivi, tutti di convenienza. Senza fare una gerarchia, li elenchiamo: per salvare la forma e arginare il fenomeno delle violenze e della prostituzione; per spingerli ad avere una vita sessuale regolare quindi tenere a bada il testosterone ed abbassare il livello di conflittualità tra le truppe; per mettere a posto l’anima e accontentare la Chiesa.

Montanelli e la piccola Destà: mutilazioni sessuali, colonialismo e la morale comune

La campagna di Abissinia, Somalia, Etiopia, fu comunicata, in linea con l’iconografia fascista, identificando la donna (etiope, eritrea, somala), con la terra da conquistare. Si identificava la mascolinità con il colonialismo e la rappresentazione erotizzata delle donne africane come donne facili, serviva a giustificarne lo stupro con una sorta di relativismo culturale che assolveva la morale comune e il maschio. Ricordate la frase di Montanelli: “Nessuna violenza, lì si fa così”, per rispondere alla femminista Elvira Banotti che lo inchiodava alle sue responsabilità.

Fottere le donne significava fottere la terra e vincere la guerra.

Incoronarsi colonizzatori, imperatori.

Come è sempre stato, d’altronde, dal ratto delle Sabine in poi.

Solo che, a differenza del ratto delle Sabine, ora abbiamo foto e testimonianze dirette, orali, manoscritte, storiche, documentali, di quello che è accaduto.

Il fenomeno del “madamato”, delle donne africane tenute in casa dagli ufficiali come serve, ma usate anche come schiave sessuali, è noto agli storici.

Montanelli e la piccola Destà: mutilazioni sessuali, colonialismo e la morale comune

Le “madame” nella cultura europea erano le tenutarie dei bordelli. Le schiave africane usate come serve e schiave sessuali erano denominate così, “madame”, perché era un termine dispregiativo.

Erano considerate puttane anche se conviventi in quanto la donna violentata, se non accettava il matrimonio riparatore che estingueva il reato per il violentatore, era fisiologicamente puttana, perché nubile ma non più vergine.

Montanelli e la piccola Destà: mutilazioni sessuali, colonialismo e la morale comune

Dunque, le serve e schiave sessuali degli italiani colonizzatori erano “madame”.

Ma non era un “matrimonio” consensuale come lo immaginiamo noi, con la nostra cultura del 2020. Sia perché i matrimoni misti erano vietati dalle leggi razziali, sia perché era un vero e proprio contratto di compravendita.

Gli ufficiali italiani compravano le donne dalle famiglie di origine.

Le donne sul mercato in realtà erano bambine, considerate in età da marito appena avuto il menarca, la prima mestruazione.

Era bambine vittime di mutilazioni genitali: veniva loro praticata l’infibulazione, cioè la totale rimozione attraverso una lama, un pezzo di vetro, un pezzo di metallo, degli organi genitali esterni, cioè grandi labbra, piccole labbra e clitoride. La carne viva veniva poi ricucita e veniva lasciato un piccolo orifizio per far uscire il sangue e l’urina.

E’ una pratica diffusa ancora oggi. Il problema, riguarda anche l’Europa: l’Università Bicocca di Milano ha stimato la presenza in Europa di 550mila donne mutilate, in Italia vivono tra le 46mila e le 57mila donne mutilate.

Secondo i dati più aggiornati (fonte OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità), sono tra 100 e 140 milioni le bambine, ragazze e donne nel mondo che hanno subito una forma di mutilazione genitale.

Molte bambine muoiono dopo essere state infibulate.

Le donne soffriranno tutta la vita di infiammazioni all’apparato urinario.

Per aver il primo rapporto sessuale, dovranno essere ri-tagliate, perché la cicatrice cresciuta lì dove c’erano gli organi sessuali esterni, impedisce la penetrazione.

Dovranno essere ritagliate con una lama la prima notte di nozze e così, in quella ferita sanguinolenta, l’uomo potrà infilare il pene e sugellare il suo atto d’acquisto.

E’ quanto fece Montanelli.

Lo ha raccontato lui stesso: la bambina di 12 anni che acquistò “regolarmente” dalla sua famiglia, era infibulata e fu la stessa madre di lei a tagliarla, perché lui potesse penetrarla.

Non lo dice espressamente, ma ha raccontato che, non riuscendo a penetrarla, dovette intervenire la madre di lei.

Questo “animalino”, come lui la definì in un’intervista, era uno dei tanti animalini femmine comprati dagli italiani per essere stuprate. Un fenomeno che la morale fascista e cattolica ha rimosso dalla coscienza collettiva, perché con la mutazione dei valori sociali quell’orrore, che la stessa Chiesa cattolica e il fascismo hanno impacchettato con il crisma del conformismo, è diventato una realtà inconfessabile.

Nacquero molti bambini, i “meticci”.

In Africa Orientale, nel solo periodo 1936-1940, nacquero circa 10 mila meticci. Venivano strappati alle madri, perché per lo stato fascista era imbarazzante che quelli che erano per metà figli della patria, venissero cresciuti da “animaline”, ma neppure accettava, la morale comune, che fossero riconosciuti come figli legittimi, perché neri. Erano perciò rinchiusi in in istituti religiosi, cresciuti secondo la religione cattolica e la cultura italiana e per questo lo Stato italiano pagava una retta. Molti di loro, ancora oggi, sono alla ricerca delle proprie origini.

La bambina comprata da Montanelli fu per sua stessa ammissione lasciata lì, e lui si prodigò di trovarle un altro marito.

Anche questi sono fatti che la morale comune ha cercato di occultare nei tanti “armadi della vergogna” italiani.

Ora, tornando alla vernice rossa: Montanelli fu un bravo giornalista? Francamente me ne infischio. “Me ne frego”! (per dirla con parole che lui capirebbe).

E’ proprio perché quella è la statua di Montanelli che va imbrattata, per richiamare l’attenzione sul colonialismo e sui suoi orrori, a tutte le latitudini.

I simboli vanno abbattuti, quando la morale comune che li ha assurti a simboli non è più una morale accettata e condivisa.

Perché i simboli sono steccati entro cui la morale comune racchiude la rappresentazione di sé, decidendo che cosa va onorato e glorificato in quando rappresentazione di sé stessa.

Se Montanelli fosse stato un povero cristo non sarebbe un simbolo e non sarebbe un gesto artistico imbrattare la sua statua.

Montanelli e la piccola Destà: mutilazioni sessuali, colonialismo e la morale comune

Sarebbe invece un gesto onorevole erigere una statua a Destà, come simbolo per ricordare tutte le bambine vittime di mutilazioni genitali femminili, vittime di un sistema colonialista patriarcale che ancora oggi costruisce steccati entro i quali rappresentare se stesso.

Uno di questi steccati è proprio il Tg2post e i tanti servizi televisivi, tg, giornali che hanno eretto scudi a tutela di Montanelli.

Imbrattiamoli tutti.

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