“Le donne non sono più nell’agenda politica del Governo pugliese, ma devono ritornarci subito. Non per fare un ‘favore’ alle donne, ma per dare un impulso immediato al lavoro dunque all’economia intera della regione”.

Con l’hashtag #agendadelledonnesubito Serenella Molendini, consigliera di parità della regione Puglia lancia una sfida alla politica di Michele Emiliano, e lo fa partendo dai dati, chiamando contemporaneamente a raccolta la rete di donne e uomini che s’è costituita in Puglia, attorno alla sua figura, una Pubblica ufficiale nominata dal Ministero del lavoro che interviene d’ufficio in caso di denunce relative a discriminazioni di genere sul luogo di lavoro.

Il 70,9% delle donne pugliesi è inattivo. Né ha alcuna speranza di rientrare nel mondo del lavoro.

In 5 anni sono raddoppiate le donne che hanno dato le dimissioni dal lavoro dopo la nascita del primo figlio: nel 2015 sono state 1355.

fotoLa motivazione principale è la necessità di dedicarsi in maniera esclusiva al figlio, seguita dalla mancanza di persone cui affidarli. 250 donne hanno lasciato il lavoro per mancanza di asili nido, anche se – precisa Elena Gentile, europarlamentare Pd, già assessora al welfare nella giunta Vendola, seduta al tavolo della conferenza stampa di ieri, “nel corso della passata amministrazione regionale da 80 asili nido siamo passati a 630 infrastrutture sociali per l’infanzia. Ma – aggiunge – non basta”.

Sempre più donne poi, lavorano in nero, vittime dei caporali: la Flai-Cgil stima in 40mila le donne pugliesi del caporalato e 18mila quelle straniere.

Nel 2015 si sono rivolte alla consigliera di parità 121 donne, perché oggetto di discriminazioni o mobbing. Dodici casi sono pendenti in giudizio; 12 donne discriminate sul lavoro perché donne o vittime di mobbing assistite dall’Ufficio della consigliera.

Ma per assisterle la Consigliera non ha a disposizione un euro. “Grazie alla disponibilità dell’Ordine degli avvocati e avvocate, grazie al Dipartimento di giurisprudenza dell’Università, grazie alle avvocate che decidono di stare dalla parte delle donne discriminate, l’Ufficio della Consigliera può ancora intervenire in giudizio – precisa Serenella Molendini. Di fronte alla denuncia di una discriminazione, come Pubblica ufficiale la consigliera deve agire d’ufficio, ma non avendo budget, come può farlo in futuro”?

Lo stallo deriva dal fatto che finora le competenze erano del Ministero e di quei soldi che arrivavano da Roma ogni anno, da oggi non arriverà più un euro.

Ora spetta alla Regione destinare i fondi all’Ufficio della consigliera di Parità, ma questo ancora non è accaduto.

“C’è da parte nostra tutta la disponibilità a collaborare e faremo di tutto perché le pari opportunità rientrino nell’agenda della politica”, ha affermato Sebastiano Leo, assessore regionale al lavoro, presente ieri in conferenza stampa.

L’assessorato di competenza dunque sembra intenzionato a dotare l’Ufficio di nuove risorse.

“Nel frattempo, però, spiega la Consigliera, ci sono 150mila euro avanzati dagli anni passati per le economie che abbiamo messo in atto da “brave madri di famiglia”, e che oggi sono nelle casse della Regione Puglia, ma non nella disponibilità della Consigliera”.

Sebastiano Leo ha assicurato che i fondi saranno al più presto sbloccati previa presentazione di una programmazione annuale.

La programmazione, presentata da Molendini già nel mese di marzo, sprigionerà dunque risorse per l’Ufficio della consigliera.

Che guarda oltre. Al PSR, al piano di sviluppo rurale in cui sono assenti le politiche di genere e che non è stato possibile modificare; all’intera programmazione del POR 2014-2016 ancora bloccata:

48 mmolendini gentileilioni per l’occupazione femminile e 43 milioni per il welfare sono fermi, in attesa dei bandi regionali.

“Sono molto preoccupata – dice Elena Gentile – perché non sento più passione su questi temi. Non vorrei che la bella stagione fosse giunta al capolinea. Alcune parole sono scomparse dal vocabolario di questa Regione: sottrarle intelligenze e know how al sistema economico significa impoverirlo”. Rincara la dose Elena Gentile: “Questo Governo regionale aveva ereditato terreno fertile. La programmazione 2014-2020 è stata licenziata nel luglio 2015, dovevano solo raccogliere i frutti. Invece è tutto fermo e a pagarne le conseguenze sono le donne e l’intera economia regionale”.

Ottimi segnali invece arrivano dai settori della green economy, dal settore della pesca e in generale della blu economy e dei servizi medici, socio assistenziali e del mondo della ricerca. Anche a questo guarda l’ufficio della consigliera con il progetto DEA, donne energie ambiente. Fondi permettendo.

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