Solidarietà per le pesanti minacce subite, plauso per il lavoro giornalistico svolto finora e decisione di inviare gli atti alla Commissione Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. Questo il contenuto di un ordine del giorno su cui oggi è chiamato ad esprimersi il Consiglio regionale della Puglia.

 

L’ordine del giorno è firmato da Cosimo Borraccino, Rosa Barone (presidente Commissione regionale d’inchiesta sulle mafie), Napoleone Cera, Giovanni Liviano D’Arcangelo. La decisione di presentarlo era stata assunta all’unanimità nel corso della mia audizione dinanzi alla Commissione regionale d’Inchiesta sulle mafie, che mi aveva convocata su richiesta del consigliere Sergio Blasi.

Nel corso dell’audizione ho fatto tre appelli:

  1. Si riaprano le indagini sull’omicidio del consigliere provinciale e comunale dell’IdvPeppino Basile, vittima innocente di mafia ancora non riconosciuta come tale. Indagava sulle infiltrazioni delle mafie nella gestione rifiuti, sul pcb, su rifiuti radioattivi dentro la discarica di Burgesi, e su un centro di stoccaggio rifiuti realizzato con soldi pubblici, vandalizzato e mai utilizzato.
  2. Si revisioni il processo sulla morte diEttore Attanasio, perché il suo lavoro nella bonifica della discarica di Burgesi dove aziende vicine alla sacra corona unita hanno sversato pcb, rifiuto industriale tra i più cancerogeni al mondo, potrebbe essere la causa del suo decesso. Questo significherebbe che in carcere c’è un innocente.
  3. Si chiedano, le Istituzioni ai massimi livelli, se lo chiedano gli inquirenti e i magistrati,chi ha davvero governato Casarano negli ultimi anni e quale influenza ha avuto sull’economia dell’intero basso Salento il sistema mafioso di collusioni, connivenze, minacce, omertà, riciclaggio di denaro in aziende apparentemente pulite messo su dal boss Augustino Potenza del clan Montedoro-Potenza, costola rampante dello storico clan Giannelli-Scarlino-Padovano. Ci spieghino le Istituzioni ai massimi livelli, ci spieghino gli inquirenti e i magistrati,perché le intercettazioni del 2013 e 2014 che stigmatizzavano in un’informativa la “contiguità” e “l’assonanza” tra un consigliere comunale eletto nella lista del sindaco di Casarano e il boss, non hanno portato ad indagini più approfondite e a misure di prevenzione che arginassero il rischio di infiltrazioni mafiose non solo nell’amministrazione del Comune di Casarano ma nell’economia dell’intero basso Salento. Dipende solo dal fatto che la normativa sullo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose è inefficace e lenta? O non c’è stata la volontà di andare a fondo?

Dopo quell’audizione, sono apparsi altri manifesti nel Comune di Casarano, contro di me, additata come la nemica numero 1, perché “infango il buon nome della città” con le mie inchieste in cui scrivo che a Casarano e in tutto il Salento c’è la mafia e piace anche molto. Piace a molti casaranesi, piace a molti salentini. E che novità. Lo scrive la Dna, lo scrive la Dda, lo scrive il pm Gugliemo Cataldi, titolare dell’inchiesta sul clan Montedoro-Potenza, nell’ultimo decreto di fermo con cui ha arrestato 14 persone di Casarano e dintorni per associazione mafiosa.

E’ doveroso fornire anche un aggiornamento ai miei lettori: la notte tra il 25 e il 26, quando la riconferma del sindaco di centro destra Giani Stefàno era certa ma i seggi erano ancora aperti, sono stati affissi diversi manifesti 6×3 che mi ritraevano seppellita in una fossa.

Questo ennesimo episodio minaccioso è stato denunciato da Fnsi, Ordine e Assostampa, Ossigeno per l’informazione e Giulia giornaliste. Colleghe, colleghi, semplici cittadini m’hanno travolta con manifestazioni d’affetto, esprimendo indignazione per l’accaduto.

Come sempre, ho presentato denuncia, non contro ignoti: il manifesto è stato commissionato dal comitato Gianni Stefàno sindaco, che dovrà dare conto del significato di quel disegno. Perché una cosa è certa: non è satira.

ordinedelgiorno-38-X-SOLIDARIETA-MASTROGIOVANNI.pdf