Maglie: una piccola grande Bohème

Maglie: una piccola grande Bohème

fernando greco medico neonatologo critico musicale melomane leccedi Fernando Greco
(foto di Fabio Massimo Conte)

 

01Capita che qualche giorno dopo aver assistito a un grandioso allestimento della Bohème in quel di Bari, ti trovi senza nessuna aspettativa ad assistere a uno spettacolo “di paese”, di quelli a cui vai soltanto per applaudire gli amici, i volenterosi amici che senza orchestra, senza coro e senza soldi si impuntano a voler fare Bohème sul minuscolo palcoscenico del cine-teatro Moderno di Maglie, luogo come tanti altri in cui la necessità non diventa quasi mai virtù e l’imprevisto è sempre in agguato, compreso l’incepparsi del sipario. E invece ti trovi davanti al miracolo, il miracolo di quell’affinità al contempo umana e sovrumana che unisce in un unico abbraccio spettatori e interpreti per celebrare un rito comunitario, il magico rito del teatro, perché teatro sono le persone, le esperienze di vita che

qualche genio come Puccini ha sublimato e universalizzato regalandole ogni volta vive e palpabili come fosse la prima volta.

FRESCHEZZA E POVERTA’

04_Giorgio SchipaSe Puccini è “il geniaccio a cui riusciva maledettamente bene il suo lavoro” (parafrasando Baricco), la giovane e talentuosa regista Rosangela Giurgola è stata a Maglie la sua devota ancella, colei che, pur nella scarsezza di mezzi, è riuscita a evocare nel cuore del pubblico quella stagione unica e irripetibile della giovinezza di cui “La Bohème” è universale testimonianza. E quale può essere la stagione della gioventù per un adulto del 2015? Verosimilmente quella vissuta in un disadorno appartamentino preso in affitto insieme ad altri tre o quattro amici durante gli anni dell’università. Ecco qua il03_Carlo Provenzano formidabile tuffo al cuore, quando all’aprirsi del sipario vedi quattro ragazzi in abiti contemporanei che condividono la povertà e la freschezza dei loro “anni di galera”, il pittore con le sue tele e le sue cornici, lo scrittore con i suoi fogli, il filosofo con i suoi libri e persino due musicisti con contrabbasso e pianoforte, poiché anche il pianoforte suonato per davvero dal volenteroso Nicola Morello è diventato parte della scena. In siffatto contesto, non ha senso chiedersi se il personaggio di Mimì sia più angelico o più provocatorio, poiché siamo nel XXI° secolo e non c’è da meravigliarsi se una giovane donna decide di vivere da sola, di prendere lei l’iniziativa con un uomo e addirittura di convivere con il suo compagno. Semmai viene da riflettere su quanto nell’Ottocento lo stile bohémien fosse all’avanguardia rispetto al provinciale perbenismo italiano, ancora oggi non del tutto annientato. Peccato per il vistoso taglio del secondo atto: quel sapiente intreccio di varia umanità che è anche il più importante banco di prova per il coro (quando c’è) e per il
regista, qui è stato ridotto al dialogo tra i cinque bohémiens e all’entrata di Musetta. Eppure anche in questo caso il versante visivo non dispiaceva, composto esclusivamente dal bancone di un pub intorno a cui altercavano i protagonisti, con contorno di camerieri e giovani avventori in giubbini di pelle, praticamente un estratto della movida notturna. Peraltro la regista non ha sprecato nemmeno una nota dell’opera, pretendendo dai protagonisti movenze e gestualità sempre originali e studiatissime, che essi hanno realizzato con indubbia spontaneità, come ad esempio il comico tentativo dei bohémiens di eludere il padrone di casa mimetizzandosi tra le cornici dei quadri o il fatto che Rodolfo restituisca a Mimì la fatidica chiave durante la fine del primo atto oppure l’esilarante inseguimento tra Musetta e Marcello alla fine del terzo atto in cui, contrariamente al solito, è lei che vuole menare lui e non viceversa. L’inevitabile semplicità delle scene di Romeo Sicuro è stata arricchita dalle proiezioni di colorati sfondi parigini dipinti da Leonid Afremov, su cui campeggiava la scritta “Je suis Paris” in memoria delle vittime della recentissima strage. A tal proposito all’inizio dello spettacolo è stato osservato un minuto di silenzio.

UNA BELLA COPPIA E TANTI AMICI


La giovane compagnia di canto si è mostrata discretamente omogenea e in perfetta sintonia con le intenzioni registiche, a cominciare dall’intensa Mimì di Maria Luisa Lattante, soprano dal pregevole timbro vocale a cui la fresca liricità del personaggio calzava a pennello. 05_Maria Luisa Lattante e Enrico TerroneNotevole l’affiatamento con il Rodolfo interpretato con altrettanta freschezza e timbro vigoroso dal tenore Enrico Terrone, complice l’indubbia bellezza fisica di entrambi, una bella coppia anche per l’occhio. Il soprano Gloria Giurgola, chiamato a sostituire all’ultimo momento l’indisposta Simona Gubello, ha dato vita a una spigliatissima Musetta, vocalmente sicura e scenicamente irresistibile. Commovente la credibilità e l’aplomb 11vocale del baritono Luca Simonetti nel ruolo di Marcello, il basso Carlo Provenzano ha interpretato il ruolo del “contrabbassista” Schaunard con voce possente e convincente phisique du role, ricco di voce il Colline del basso Antonio Mazza. Il baritono Giorgio Schipa ha vestito i panni di Benoit e di Alcindoro con puntuale verve comica e giusta caricaturalità. Il pianoforte dell’abile maestro Nicola Morello ha assolto senza cedimenti all’impegnativo ruolo di
sostituto d’orchestra.

La Stagione Lirica di Maglie proseguirà il 14 dicembre prossimo con “L’Elisir d’amore”, altro sublime capolavoro dedicato alla gioventù, e speriamo che il miracolo di questa piccola grande Bohème si ripeta ancora, perché
teatro … sono le persone.

 

 

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!
Facebook6k
Twitter3k
YouTube273