LIRICA LECCE: un Rigoletto con duplice Gilda

Giornalista e scrittrice salentina

LIRICA LECCE: un Rigoletto con duplice Gilda

fernando-greco-medico-neonatologo-critico-musicale-melomane-leccedi Fernando Grecorigoletto

foto di Samuele Vincenti

 

Di fronte al deprecabile venir meno della gestione della Provincia di Lecce, nondimeno l’inveterata tradizione lirica leccese ha resistito anche quest’anno grazie alla volontà del Teatro Politeama Greco di produrre in prima persona, in collaborazione con l’Accademia Operistica Internazionale, una Stagione Lirica 2016 affidandone la direzione artistica a Carlo Antonio De Lucia, nome di indubbia continuità con il recente passato poiché già direttore artistico nella pregressa Stagione.

 

DIVULGARE LA TRADIZIONE

rigolettoSe di tradizione si tratta, bisogna perseguirla con titoli di tradizione, sebbene le attuali ristrettezze economiche rendano sempre costante il rischio del pressappochismo e dell’improvvisazione. Rischio che il “Rigoletto” leccese ha evitato accuratamente grazie all’impegno di tutti i professionisti coinvolti a livello artistico, tecnico e organizzativo, premiati dal successo decretato dall’abbondante pubblico presente in sala durante le due repliche dello spettacolo.

“A noi non spetta il compito di proporre lavori sperimentali, su noi grava il dovere di divulgare la tradizione per educare il pubblico che si accosta all’opera per la prima volta, per fidelizzarlo, per accendere curiosità, voglia di approfondire… L’innovazione sta nel rispetto della tradizione”. Questa la premessa del maestro rigolettoCarlo Antonio De Lucia al suo allestimento del “Rigoletto” verdiano, di cui ha curato una regia efficace nel rendere lo spettacolo quanto più “utile” a tutti, didascalico quanto bastava per far appassionare anche il pubblico meno preparato, cercando al contempo di salvaguardare l’accuratezza della recitazione e la credibilità drammaturgica, intenzioni attuate in maniera esemplare dalla compagnia dei solisti.

 

IL CAST VOCALE

01Il baritono Pedro Carrillo ha indossato i panni di Rigoletto in maniera convincente, adattando con singolare intelligenza una voce non propriamente “verdiana” alle ragioni del palcoscenico: se la sua “parola scenica” non era così stentorea come vorrebbe la tradizione interpretativa, il phisique du role è stato perfetto, complice una totale identificazione con il personaggio che ha permesso di esprimere appieno le ragioni del dramma, palesando l’interiore rovello celato “sotto la larva del buffone”.

Il “Rigoletto” leccese ha visto alternarsi nel ruolo di Gilda due eccellenti voci sopranili. Durante la prima serata, Ramona Tullumani ha disegnato un personaggio dai tratti deliziosi alla cui evanescenza scenica faceva da contraltare un pregevole timbro vocale di colore brunito, che ha valorizzato maggiormente i momenti più squisitamente lirici rispetto a quelli d’agilità.

rigolettoNella seconda serata, sincera ovazione del pubblico per Maria Francesca Mazzara, interprete completamente a proprio agio in un ruolo che è sembrato calzarle a pennello grazie a una voce di autentico soprano lirico d’agilità, sicura in tutta l’estensione vocale (compreso uno sfolgorante Mi bemolle sovracuto al termine del secondo atto) e autorevole per volume e colore, sempre in primo piano sopra l’orchestra. Alle doti vocali si associava una formidabile motivazione scenica, che ha consentito all’interprete di essere sempre credibile e commovente, dalle adolescenziali vertigini di “Caro nome” all’accorato senso di pudore del secondo atto fino al volontario e consapevole sacrificio finale.

rigolettoIl tenore Vladislav Gorai ha interpretato il personaggio del Duca di Mantova con bella presenza e assetto vocale leggero e squillante, dal timbro funzionale a un ruolo tutto giocato sull’esteriorità di un carattere pensato da Verdi tanto negativo quanto accattivante.

Voce tonante come il temporale e credibilissima presenza scenica per lo Sparafucile interpretato dal basso Fulviorigoletto Valenti, impagabile nel rendere l’austera indolenza del sicario. Il mezzosoprano Veronica Esposito è stata una Maddalena irresistibile dal punto di vista scenico e vocale.

Di lusso la madreperlacea voce e la soggiogante presenza scenica del mezzosoprano Marinella Rizzo nel ruolo della nutrice Giovanna. Molto autorevole il basso Carlo Provenzano nei panni del Conte di Monterone, efficace nello scolpire poche frasi determinanti nello sviluppo della vicenda. Il baritono Emily De Salve, dopo aver rigolettointerpretato l’anno scorso il ruolo del Gran Sacerdote nel “Nabucco”, è ricomparso in seno alla Stagione Lirica leccese nei panni del cortigiano Marullo, ruolo affrontato con la solita appropriatezza. Dal momento che la De Salve risulta finora l’unica cantante transessuale nel panorama lirico internazionale, forse la regìa avrebbe potuto osare di più: magari una vera drag-queen non avrebbe sfigurato nella licenziosa corte del Duca di Mantova.

Puntuali e corretti il basso Alberto Munafò-Siragusa e il soprano Lidia Ballo nei rispettivi ruoli del Conte di Ceprano e consorte, efficace il cortigiano Borsa interpretato dal tenore Giuseppe Maiorano. Il Paggio è stato interpretato da Ginevra Martalò, l’Usciere da Carlo Romanini.

 

CRESCENTE AFFIATAMENTO

Le due serate leccesi hanno visto crescere progressivamente l’affiatamento dell’Orchestra Sinfonica di Lecce che ha eseguito in maniera coinvolgente la partitura verdiana sotto la guida del direttore Francesco Ledda, eliminando durante la seconda rappresentazione talune asperità e imperfezioni presenti al debutto. Efficace la rigolettoricchezza di dinamiche espresse in pagine memorabili quali l’ingresso di Monterone in contrasto con la festiva leggerezza del primo atto, oppure l’evanescente tessuto musicale del “Caro nome” o il piglio drammatico della scena del temporale.

Il Coro Lirico di Lecce, diretto per l’occasione da Francesco Costa, ha confermato anrigolettoche in quest’occasione il suo notevole pregio artistico, fornendo una performance lodevole che ha contribuito in maniera determinante al buon esito delle due serate.

Piacevole la digressione coreutica effettuata durante la festa del primo atto dalle giovani danzatrici del Balletto Di Lecce, storica scuola di ballo diretta da Maria Rosaria Di Lecce e Veronica Frisotti.

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!