LIRICA LECCE: Butterfly, profumo di Sol Levante

LIRICA LECCE: Butterfly, profumo di Sol Levante

fernando greco medico neonatologo critico musicale melomane lecce di Fernando Grecobutterfly

foto di Samuele Vincenti

 

 

Un sodalizio insolito ed efficace tra la Kitakyushu City Opera e la Stagione Lirica leccese, diretta dal maestro Carlo Antonio De Lucia, ha portato alla realizzazione di un interessante allestimento di “Madama Butterfly”, capolavoro di Giacomo Puccini (1858 – 1924), che ha concluso in grande stile il Cartellone 2015 ottenendo il sold-out al botteghino. L’evento ha portato in teatro e per le vie della città un elegante stuolo di simpatici artisti giapponesi che peraltro, a due giorni dal debutto dell’opera, hanno offerto nel foyer del Politeama una “cerimonia del thé” in perfetto stile giapponese accompagnata dall’esecuzione di canti tradizionali.

 

PROTAGONISTI D’ECCEZIONE

butterflySi è trattato quindi di un’interessante operazione culturale, un concreto gemellaggio tra Salento e Giappone che ha avuto riflessi positivi sulle tavole del palcoscenico, in primis grazie ai due protagonisti, Butterfly e Pinkerton, interpretati dalla giapponese Miyuki Shirakawa e dal salentino Gabriele Mangione. Diciamo semplicemente che il soprano Miyuki Shirakawa “è” Butterfly grazie a una presenza scenica evanescente, ma mai leziosa, anzi carnale e passionale come la sua voce, un prezioso timbro lirico che ha risolto in maniera sempre convincente tutto il difficile ruolo.

Ne risultava una perfetta aderenza alla complessa psicologia del personaggio, grazie alla perizia dell’interprete ugualmente credibile tanto nelle vesti di delicata “creaturbutterflya da paravento” quanto in quelle di madre e sposa progressivamente annientata da una fallace illusione. Al suo fianco non è stato da meno il tenore Gabriele Mangione, forte di un piglio giovanile e accattivante associato a una voce fresca e di bello squillo, per nulla a disagio nel registro acuto: nella generale penuria di tenori, c’è da augurarsi di riavere presto a Lecce un cantante di tale calibro. Omogeneo il resto del cast, seppur di livello vocale decisamente inferiore rispetto ai due suddetti. Il console americano Sharpless ha avuto le inverosimili fattezze orientali del baritono Gudo Hasui, a suo modo efficace nel trasmettere al pubblico le paterne palpitazioni del personaggio, con qualche problema di dizione. Puntuale il mezzosoprano Taeka Hino nei panni della serva Suzuki. Molto credibile la realizzazione scenica di Goro e dello Zio Bonzo rispettivamente da parte del tenore Hiroto Nakamura e del basso Chikara Tou, entrambi con emissione vocale non troppo sicura. Kate butterflyera Reina Matsukate.

 

 

UNA CASCATA DI PETALI

butterflyL’impianto scenico a cura di Hiroki Ihara si fondava su due vetrate bianche che individuavano la “casa a soffietto”, dunque una scenografia quanto mai essenziale, ma arricchita dai colorati costumi in perfetto stile tradizionale, nei quali si ritrovava quel profumo di Sol Levante riscontrabile in maniera ancor più pregnante nelle tipiche movenze dei personaggi, soprattutto del coro, che ha messo in atto un repertorio di arte scenica unico nel suo genere, difficilmente riproducibile da un cast occidentale. Una cascata di petali ha reso ancor più struggente il duetto tra Butterfly e Suzuki del secondo atto. Si può accettare che il bimbo non avesse i riccioli d’oro, ma è stato di cattivo gusto il fatto che comparisse in scena alla fine urlando per ben due volte “Mamma!” in maniera del tutto arbitraria, come in un film neorealista.

butterflyIl coro della Kitakyushu City Opera istruito da Masatoshi Soushi si è mostrato convincente dal punto di vista vocale e soprattutto dal punto di vista scenico, contribuendo in maniera decisiva a quella “couleur” giapponese che ha caratterizzato questa produzione.

L’Orchestra Sinfonica di Lecce si è giovata della solida bacchetta di Daniele Agiman che ha ottenuto un’esecuzione precisa e attenta alla linea del canto seppur con tempi sempre molto camminati, anche quando sarebbe parso più opportuno qualche momento di più palese distensione lirica.

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