Libri

Io non taccio

ionontaccioSono centinaia i giornalisti e i blogger che, ogni anno, subiscono minacce e intimidazioni in Italia, a causa di inchieste coraggiose, che senza censure raccontano di verità scomode, spesso inconfessabili. Ad attentare a quello che resta uno dei diritti fondamentali della nostra democrazia – la libertà d’informazione – non è solo la criminalità organizzata, ma anche chi, istituzionalmente, dovrebbe tutelarne il corretto esercizio. Otto storie, raccontate in prima persona da chi è stato vittima del prepotente di turno, tratteggiano i confini di un Paese, che da Nord a Sud, resta ancora lontano dal potersi definire realmente civile. Otto voci, dietro le quali non è raro trovare il volto di un lavoratore precario, raccontano di un’Italia sconosciuta ai più, dove un giornalista può rischiare la vita all’identica stregua dell’inviato spedito su un fronte di guerra. Un Paese che indigna, ma che è necessario conoscere anche da questa prospettiva, se lo si vuole realmente cambiare. Se ancora crediamo che la libertà d’informazione sia un diritto e non una concessione. o non taccio, Autori vari, Ed. Centoautori, Napoli 2015

GLI AUTORI
Federica Angeli Giornalista del quotidiano “la Repubblica”, vive sotto scorta dopo aver subito minacce per alcune inchieste sulle organizzazioni criminali attive sul litorale laziale. È autrice dei volumi “Cocaparty. Storia di ragazzi tra sballi sesso e cocaina” e “Rose al veleno”.
Giuseppe Baldessarro Corrispondente dalla Calabria del quotidiano “la Repubblica”, ha collezionato decine di querele per le sue inchieste su ‘ndrangheta e politica. È coautore dei volumi “Avvelenati” e “Il caso Fallara”; ha collaborato alla stesura del “DEM – Dizionario enciclopedico delle mafie in Italia”. È consulente del format di Rai 3 “Presa diretta”
Paolo Borrometi Direttore del web-magazine “la Spia” di Ragusa. Vive sotto scorta dopo aver subito minacce e aggressioni fisiche per i suoi reportage su Cosa nostra. Le sue inchieste hanno portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune ragusano di Scicli.
Arnaldo Capezzuto Giornalista e blogger napoletano, ha subito intimidazioni e minacce per le sue inchieste sui clan della camorra di Forcella. È coautore del libro “il Casalese. Ascesa e tramonto di un leader politico di Terra di Lavoro”.
Ester Castano Giornalista dell’agenzia “La Presse”, ha subito intimidazioni a causa delle sue inchieste sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in alcuni Comuni della Lombardia. Le sue inchieste hanno portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Sedriano, in provincia di Milano.
Marilù Mastrogiovanni Direttrice del web-magazine “Il tacco d’Italia” di Lecce, ha subito minacce e altre vessazioni dopo la pubblicazione di alcuni reportage sui rapporti tra politica e criminalità organizzata. Insegna Web e Social journalism al master in Giornalismo dell’Università di Bari.
David Oddone Caporedattore del quotidiano “La Tribuna Sammarinese”, ha subito pesanti intimidazioni dopo la pubblicazione di alcune inchieste sugli affari della criminalità organizzata nella Repubblica della Rocca. È coautore del libro “Mafie a San Marino”.
Roberta Polese Giornalista, collabora con il “Corriere del Veneto” (dorso locale del Corriere della Sera). Ha dovuto fronteggiare una serie di azioni giudiziarie, in sede civile e penale, per un articolo pubblicato dal quotidiano “Il Padova” (Gruppo Epolis), per il quale lavorava, entrato poi in crisi e successivamente fallito.

RASSEGNA STAMPA

Gazzetta del Mezzogiorno – Leggi articolo…

Qui Salento – Leggi articolo…

Corriere Veneto – Leggi articolo…

Gazzetta del Mezzogiorno – Leggi articolo…

La Repubblica – Leggi articolo…

Il Mattino – Leggi articolo…

LeccePrima – Leggi articolo…

Ossigeno – Leggi articolo…

Franco Abruzzo – Leggi articolo…

Xylella Report

 

xylellareportXylella Report, Marilù Mastrogiovanni, Edizioni Il Tacco d’Italia, Casarano 2015

Un’inchiesta giornalistica densa come una spy story, costruita in oltre un anno di lavoro annotando uno a uno gli indizi disseminati da chi ha costruito a tavolino lo smantellamento della foresta di ulivi del Salento.
Sessanta milioni di alberi, un polmone verde unico al mondo, una regione, la Puglia, magica e selvaggia.
Un batterio di cui si conosce molto poco, è l’escamotage per liberalizzare lo sradicamento degli alberi finora intoccabili.
Un manipolo di agricoltori che sale sugli alberi, gridando aiuto.
Dietro l’angolo colate di cemento sulle coste e la riconversione industriale degli uliveti secolari che nessuno vuole più.
La posta in gioco è l’identità di un popolo e una cassaforte stracolma di denaro.
Che la politica gestisce in libertà.

www.xylellareport.it

Sangue di quella terra

sanguediquellaterraSangue di quella terra, Maria Luisa Mastrogiovanni, Edizioni Il tacco d’Italia e Lupo editore, Casarano 2007

“Fra il 1946 e il 1948 la disoccupazione toccava in Puglia punte del 50% tra le masse contadine. Una zappa e, non sempre, un’accetta per la potatura dell’olivo e una roncola per la vite costituivano di fatto l’unico patrimonio di molti coloni e braccianti meridionali. Quella che oggi è la rossa terra d’Arneo, un’area vastissima a nord- ovest di Lecce coltivata a vigneti e a uliveti, negli anni del dopoguerra appare come una sterminata distesa pietrosa. Queste terre appartenevano alle grandi famiglie del Salento, soprattutto i Tamborrino di Maglie, i Personè di Nardò, i Del Balzo di Lecce ma anche i Ruffo di Calabria ed altri ancora che affidano le terre a colonia ignorando deliberatamente i salari e gli orari stabiliti, e che per la maggior parte non intervengono con investimenti per migliorare i terreni che vanno via via impaludendosi. Di contro migliaia di contadini della provincia di Lecce Brindisi e Taranto che sull’Arneo si affacciano, non possiedono terra da lavorare e dunque cibo di cui sfamarsi. E’ in questo contesto che viene approvata la legge Gullo-Segni con la quale si vuole arginare la crisi occupazionale del Sud distribuendo le terre incolte ai braccianti, ma che inverosimilmente esclude l’Arneo. Prendono così il via le rivendicazioni dei braccianti salentini tese a far estendere la legge Stralcio anche alla provincia di Lecce sostenuti dal PCI e dalle Camere del lavoro che in quegli anni si sono andate strutturando. Fu così che a partire dal ’49 e in maniera più massiccia nel ’50 e ’51, migliaia di contadini provenienti da tutto il nord Salento occuparono l’Arneo stabilendosi presso le varie masserie del luogo che durante le lotte divennero delle vere e proprie roccaforti.
Il 7 agosto 1951, dopo una pioggia di arresti, intimidazioni e denunce da parte delle forze dell’ordine nei confronti dei braccianti, venne approvato l’accordo con cui si fece inserire la terra d’Arneo nell’applicazione della legge Stralcio.
“E’ da qui che parte la vicenda dei contadini enfiteuti che avevano trasformato le pietre in pane”.
Gli ultimi tra coloro che mobilitarono la lotta, qui ci hanno regalato un racconto a cuore aperto di quei mesi fatti di stenti, di freddo, di fame, di lotte, di idee e di ideali che ancora oggi conservano miracolosamente intatti. Molti hanno versato il sangue per quella terra. Che hanno scelto di lasciare ad altri, tenendo per se la forza dei propri sogni.

Il sistema

ilsistemaIl Sistema, Maria Luisa Mastrogiovanni, collana Millennium, Edizioni Il Tacco d’Italia, Casarano 2009

“Qui non c’è la mafia, c’è il sistema”
Era il ritornello di Peppino Basile, lo ripeteva spesso.
Con questa frase chiosava tutto ciò che non gli quadrava, col risultato che abusando di quest’espressione ne faceva sbiadire il significato nella prassi quotidiana.
Significato che però riacquistava tutta la forza dei colori violenti della cronaca ogni volta che Basile puntava il dito, sugli iter tortuosi di approvazione del parco naturale, sulla sua lottizzazione, sulle concessioni demaniali ai privati, sul piano coste, sulle concessioni edilizie date a titolo di favore, sul parco eolico a ridosso del parco naturale, sull’aumento della tariffa per la raccolta rifiuti, sulla gestione della discarica, sui rifiuti pericolosi trovati al suo interno.
Il suo “dito puntato” sono diventate negli anni le nostre inchieste.
O meglio, il Tacco e Basile si sono trovati sulla stessa lunghezza d’onda, dal momento che la legalità a tutti i costi è stato fin dalla nascita del giornale, il tema attorno a cui abbiamo fatto ruotare tutti gli altri.
Non solo: le piste seguite, negli anni e soprattutto nell’ultimo, sono diventate una vera e propria rete, piste collegate le une alle altre, imprenditori alleati tra loro e con amministratori pubblici, amministratori pubblici che pur appartenendo a schieramenti diversi, sugli stessi ambiti di interesse si rivolgono agli stessi principi del Foro dei loro avversari politici e degli imprenditori, per risolvere guai penali o ricorsi al tribunale amministrativo che nella battaglia ufficiale, da amministratori, li vede contrapporsi ad altri amministratori o agli imprenditori.
Poi l’omicidio di Peppino: la comunità sotto shock, i nostri documenti nel cassetto, anche documenti che lui ci aveva passato e che chiedevano di essere riaperti, rivisti, riletti alla luce della sua morte.
Così è nata l’idea di questo libro.

Donne grammatica e media. Suggerimenti per l’uso dell’italiano

donnagrammaticaemediaDonne grammatica e media. Suggerimenti per l’uso dell’italiano, AA.VV. Edizioni Gi.U.Li.A. giornaliste, Roma 2014

Le donne <>. Arrivano in gran numero a ruoli apicali. Eppure nell’informazione restano invisibili. Sono passati quasi trent’anni dalle Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana di Alma Sabatini e il giornalismo, con poche eccezioni continua a definirle al maschile: può essere incinta, ma resta ministro.
Questo lavoro è stato pensato per colmare una lacuna nell’uso che l’informazione fa della lingua italiana. Ripartendo dalle regole della grammatica. Una guida consultabile da tutti, ma pensata soprattutto per giornaliste e giornalisti. Affinché l’informazione riconosca, rifletta e rispetti le differenze, a partire da un uso corretto del linguaggio.
C’è una richiesta forte, che dalla società sale verso l’informazione: aiutare il cambiamento culturale per fare dell’Italia un paese per donne e per uomini.
La cultura cambia e la lingua, soprattutto, evolve.
Un’evoluzione alla quale è attenta l’Accademia della Crusca, che ringraziamo per la prefazione. Un grazie particolare va alla professoressa Cecilia Robustelli che ha messo a disposizione la sua competenza di esperta linguista. Così come a tutte le donne e a tutti gli uomini che stanno assecondando il cambiamento della lingua e della cultura. Crediamo che l’informazione possa e debba farsi parte del cambiamento. E’ l’impegno di Gi.U.Li.A., una rete alla quale aderiscono 800 giornaliste. Perché il femminile esiste, basta usarlo.
Alessandra Mancuso
Presidente di Gi.U.Li.A

LE AUTRICI

Alessandra Mancuso, Cecilia Robustelli, Nicoletta Maraschio, Maria Teresa Manuelli.

HANNO COLLABORATO AL PROGETTO

Marina Cosi, Serena Bersani, Silvia Garambois, Tiziana Boari, Anna Maria Ferretti, Marilù Mastrogiovanni, Rita Musa, Luisella Seveso, Claudia Stamerra, e tutte le colleghe di GiULiA che hanno contribuito, con le loro riflessioni, alla nascita di questa Guida destinata in primo luogo alle giornaliste e ai giornalisti.

Passaggio di testimone

passaggioditestimone“Passaggio di testimone.
11 giornalisti uccisi dalla mafia e dal terrorismo”, Autori vari, Navarra Editore, Marsala 2012

“Chi ha in mano il testimone ha una grave responsabilità: non perderlo, non farlo cadere, essere degno dello sforzo del compagno che glielo ha passato, anzi, tentare di far maglio. Le staffette vengono chiuse dagli atleti più veloci. Tutto ciò all’interno del fatto che ognuno è se stesso, ha una sua identità, sue caratteristiche e potenzialità che non vanno confuse con quelle di chi lo ha preceduto. Il passaggio implica un gioco di squadra, una sinergia all’interno del percorso comune, ma soprattutto una responsabilità individuale che va ben oltre l’attraversamento di un solco tracciato da un altro e che diventa contributo personale al progetto che porterà alla fine della corsa”.

Salvo Vitale

Il Passaggio di testimone è quello tra 11 giornalisti uccisi tra gli anni ’60 e i ’90 della storia d’Italia e 11 giornalisti contemporanei che ne tracciano un profilo inedito e personale.

Giampiero Caldarella racconta Cosimo Cristina
Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza raccontano Mauro De Mauro
Franco Nicastro racconta Giovanni Spampinato
M. Luisa Mastrogiovanni racconta Carlo Casalegno
Roberto Alajmo racconta Peppino Impastato
Francesca Barra racconta Mario Francese
Elena Ciccarello racconta Walter Tobagi
Michele Gambino racconta Giuseppe Fava
Sergio Nazzaro racconta Giancarlo Siani
Claudio Fava racconta Mauro Rostagno
Danilo Chirico racconta Beppe Alfano

Gli autori di questo libro devolvono le loro royalties alla rivista Casablanca – storie dalle città di frontiera, visionabile anche sul sito www.lesiciliane.org

I ritratti dei protagonisti sono opera di Elena Ferrara

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Benvenuti

Maria Luisa Mastrogiovanni, detta Marilù. Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo.