Intervista al nunzio apostolico

Intervista al nunzio apostolico

DIARIO DI PACE / 7

di Marilù Mastrogiovanni

A Kyïv ho intervistato S. E. Monsignor Visvaldas Kulbokas che dal 15 giugno 2021 è stato nominato Nunzio Apostolico (l’equivalente di un Ambasciatore per lo Stato della Città del Vaticano) in Ucraina.

A PROPOSITO DELLA MARCIA PER LA PACE ORGANIZZATA DAL MEAN (Movimento europeo di azione non violenta), HA DICHIARATO:

“Ci sarebbero tante cose da dire, ma uno degli aspetti importanti è che se ci troviamo in una situazione in cui l’Ucraina vive un’aggressione così atroce e non trova più nessuna possibilità di chiedere aiuto, morale, economico e militare, agli altri Paesi, significa che anche l’altra parte della nostra azione, quella che gli organizzatori di questo evento hanno definito non violenta, è fallita.

E l’evento di oggi si prefigge di vedere dove riusciamo a costruire la pace con un’azione più profonda. Fallire non significa rinunciare all’impegno perché la sfida c’è e continua. Dobbiamo continuare a pensare, a riflettere insieme come risolvere, come trovare la via d’uscita dalla guerra, come fermarla e trovare la pace. E’, quindi, una sfida enorme, ma dobbiamo affrontarla e lavorare. Sono grato agli organizzatori che hanno accolto questa sfida.

Significa guardare non agli scopi politici o militare, ma alle persone prima di tutto, agli occhi dei bambini, delle famiglie, e quando di si guardano gli occhi della gente è già il primo passaggio come esseri umani e a quel punto, la guerra smette di avere alcun diritto di esistere, diventa un crimine contro l’umanità.

Un altro aspetto è essere vicini nel senso che la guerra non è né un gioco, né una realtà lontana per cogliere appieno che cosa significa la drammaticità, la tragicità della guerra. Si viene, quando possibile, a vedere chi sta patendo la guerra, e quando non è possibile, si ascolta a distanza. In ogni mondo, o fisicamente o psicologicamente, si guarda negli occhi chi sta patendo, si diventa umani e non si considera più la guerra una cosa che non ci interpella”.

Marilù Mastrogiovanni
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