Una porta sempre aperta verso posizioni impreviste e imprevedibili, un ponte costruito con mattoni che non combaciano, ma che ricercano punti di contatto, un’identità liquida che sfugge ad ogni tentativo di catalogazione. Al Forum Mediterraneo abbiamo una sola verità, che è anche la più grande forza: il dubbio. Ogni sabato, alle 15.30

Nasce Forum Mediterraneo, la rubrica di Radio Radicale che vuole mettere al centro della discussione politica “il mare tra le terre”: un luogo non-luogo culturale prima che fisico in cui chiamiamo a specchiarsi gli ospiti, ogni sabato alle 15.30.

Questa rubrica è la naturale prosecuzione della riflessione avviata quattro anni fa con il Forum of mediterranean women journalists, di cui sono ideatrice.

Il tentativo di creare ponti, non muri, tra le sponde, che non sono due, ma infinite. Il desiderio di ripensare il concetto di periferia, ponendo al centro le storie; la voglia di rimagnetizzare la bussola culturale, spingendoci ad identificarci nei tanti Sud del mondo; lo sforzo di cercare nuove lenti per guardare i nostri punti di riferimento, disconoscendo le egemonie culturali, che diventano imperialismi politici ed economici, o viceversa.

L’idea è maturata lentamente in me, all’interno della fucina di idee dell’Università di Bari, dove insegno Giornalismo d’inchiesta.

Qui, il gruppo di ricerca S/murare il Mediterraneo, il meticciarsi con le ricercatrici e i ricercatori, gli artisti, gli scrittori, l’appuntamento annuale del Forum of mediterranean women journalists e le voci delle colleghe arrivate da tutti i Sud del mondo per portare il loro vissuto, il contatto con le studentesse e gli studenti, gli scritti di Luigi Cazzato sul concetto di “decolonizzazione” culturale, “Il pensiero meridiano” di Franco Cassano, il Balab, lo spazio di contaminazione di cervelli, idee, vissuti, competenze, animato da Gianluigi De Gennaro sono stati per me un ribollire sommesso, che m’ha fatto compagnia, per molto tempo, nel tempo sospeso dall’emergenza e dal pericolo.

La frontiera, l’ho sempre scelta.

La barricata, ha per me un fascino irresistibile, quando si tratta di difendere i diritti umani, i diritti civili.

Non ho mai fatto un giornalismo a gettone: mi carico sulle spalle le storie che racconto, perché scelgo storie di Verità.

Con la collega Shukri Said ho parlato a lungo sul senso di questa rubrica, sulla necessità di accendere questo nuovo faro, sull’urgenza  del portare il mio metodo e il mio vissuto di giornalista investigativa ponendolo al servizio di Radio radicale, proprio in questo preciso momento storico in cui una voce autorevole, un servizio pubblico, rischia di essere messo a tacere (“davvero? Può interessare davvero il mio vissuto, le mie competenze?”).

Tutto questo fermento è confluito in “Forum Mediterraneo”, una porta sempre aperta verso posizioni impreviste e imprevedibili, un ponte costruito con mattoni che non combaciano, ma che ricercano punti di contatto, un’identità liquida che sfugge ad ogni tentativo di catalogazione, un indagare sull’“anello che non tiene”, seguendo il “filo da disbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo di una verità” (Eugenio Montale, Ossi di Seppia).

Nel mezzo, come il Mediterraneo. Perché al Forum Mediterraneo abbiamo una sola verità, che è anche la più grande forza: il dubbio.

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