FNSI esprime preoccupazione per l’assedio giudiziario nei miei confronti

FNSI esprime preoccupazione per l'assedio giudiziario nei miei confronti

La mafia di Casarano, in provincia di Lecce, esegue omicidi e attentati ma io vengo messa a processo e devo dimostrare che la mafia esiste. Il caso sconcertante del sequestro della testata Il Tacco d’Italia, le imputazioni coatte, i decreti di citazione diretta a giudizio. La mia difesa è affidata all’avv. Roberto Eustachio Sisto del foro di Bari

Dopo l’ennesimo omicidio di mafia a Casarano (Le) in un parco giochi in pieno centro, tutto il Salento ha reagito alla morsa della sacra corona unita con una grande marcia per la legalità organizzata dal sindaco Ottavio De Nuzzo.

Lo stesso che, insieme al suo predecessore e altri ex assessori, mi sta infliggendo un vero e proprio calvario giudiziario.

La mia colpa? Aver fiutato sin dal 2004 la nascita e il consolidarsi di un nuovo clan della sacra corona unita, e averne scritto ben prima degli omicidi e delle successive ordinanze di misure cautelari indirizzate ai componenti del clan. Averne scritto, facendo nomi e cognomi, descrivendo la gerarchia dell’organizzazione, indicando le aziende in cui i proventi dello spaccio di droga venivano reinvestiti, scoprendo una fitta rete di fiancheggiatori insospettabili. Aver stigmatizzato la vicinanza tra il clan e un consigliere comunale di Casarano.

Ad oggi ho pubblicato fiumi di inchieste non solo sul Tacco d’Italia ma anche sui principali giornali nazionali e internazionali: le azioni criminali della SCU di cui scrivo riguardano i Comuni del Salento e le ramificazioni nel resto del Paese e della UE: dalla cementificazione delle coste allo sversamento dei veleni nella falda acquifera, dall’irrisolto omicidio di mafia di Peppino Basile allo spaccio di cocaina, dal traffico di rifiuti alle infiltrazioni mafiose nelle aziende locali e nei bandi pubblici.

Migliaia di pagine di inchieste, numerose querele e nessuna condanna. Mi difende l’avvocato Roberto Eustachio Sisto, del foro di Bari.

Le inchieste giornalistiche su Casarano

Dopo l’omicidio del boss Augustino Potenza nell’ottobre 2016 a colpi di kalashnikov, pubblicai sul Tacco d’Italia un’ampia inchiesta nella quale ne ripercorrevo le “gesta”, dimostrando il consenso sociale e politico di cui godeva. Ho poi continuato a denunciare.

Scrissi articoli non graditi dall’amministrazione comunale guidata dall’allora sindaco Gianni Stefàno (Fratelli d’Italia) che mi mise nel mirino, affiggendo decine di manifesti per la città, prima invitando la cittadinanza a reagire contro chi infanga il buon nome della città (cioè la giornalista che scrive di mafia), poi affiggendo dei manifesti di sei metri per tre che mi rappresentavano seppellita in una fossa.

Tutta la comunità giornalistica locale, nazionale e internazionale si mobilitò con una raccolta firme e accorati appelli affinché il sindaco rimuovesse i manifesti, sia perché l’episodio in sé rappresentava un concreto pericolo per la mia sicurezza (tra i commenti sulla pagina Facebook ufficiale del sindaco, che aveva pubblicato il testo del manifesto come comunicato stampa, numerose offese e minacce dai sodali del boss, tra cui la vedova), sia perché quelle affissioni rappresentavano, secondo la categoria, un pericoloso punto di non ritorno, ossia l’interruzione della normale dialettica democratica tra stampa e politica, nella cornice garantista della legge sulla Stampa.

Sono state così attivate le prime misure di protezione da parte del Prefetto di Lecce Claudio Palomba che, nel corso del Consiglio comunale monotematico tenutosi all’indomani dell’affissione dei manifesti mi ha espresso solidarietà, dichiarandosi preoccupato per il “welfare mafioso” diffuso nella comunità casaranese e salentina.

Sequestro del giornale, imputazioni coatte, decreti di citazione diretta a giudizio

Tante le querele archiviate e recentemente anche un processo terminato con una assoluzione, tolgono tempo al lavoro d’inchiesta: o scrivo memorie difensive o scrivo inchieste.

Nel frattempo ho deciso di trasferirmi a Bari per salvaguardare la serenità e la sicurezza della mia famiglia.

Le misure di protezione si attivano quando sono nel Salento.

Dal 2016 ad oggi sono nel mirino di una serie di azioni giudiziarie “violente”: il giornale “Il Tacco d’Italia” è stato sequestrato per 45 giorni; poi dissequestrato dal Tribunale del riesame. Nel processo che ne è scaturito, conclusosi con sentenza di assoluzione, si sono costituiti parte civile la FNSI con Assostampa, la Consigliera nazionale e regionale di Parità, l’UDI (Unione donne italiane), Pangea-Reama, il centro antiviolenza Labriola di Bari, mentre l’Ordine nazionale e regionale dei giornalisti, Giulia Giornaliste, Reporter senza frontiere, Ossigeno per l’Informazione, Amnesty International, Articolo 21, e tanti altri si sono mobilitati a difesa della libertà di stampa. Il caso è stato trattato dalla trasmissione tv “Le Iene” e sono stata chiamata in audizione dinanzi alla Commissione regionale antimafia.

Il caso eclatante dei manifesti del sindaco che invitava a reagire contro di me fu sollevato dal presidente della FNSI Beppe Giulietti, in conferenza stampa, dinanzi all’allora presidente della Commissione d’inchiesta sulle mafie Rosy Bindi e Rai uno scelse di aprire la stagione della trasmissione “Cose nostre” proprio con il documentario “Attacco al Tacco”, sulla mia storia giornalistica (oggi su Rai play)

Vi sono state anche due imputazioni coatte (nonostante le richieste di archiviazione dei Pm) e due decreti di citazione diretta a giudizio. In uno dei processi a mio carico dovrò dimostrare di essere stata sottoposta a misure di protezione, perché il fatto che le avessi avute dopo l’affissione dei manifesti a Casarano è stato ritenuto diffamatorio dall’ex sindaco del comune salentino.

La dichiarazione della FNSI e Assostampa

“Siamo molto preoccupati per la morsa giudiziaria di cui è vittima da anni la collega Marilù Mastrogiovanni, direttrice di www.iltaccoditalia.info, a causa del suo lavoro d’inchiesta sulla sacra corona unita, la mafia del Salento” – lo dichiarano in una nota congiunta la Federazione nazionale della stampa italiana e il sindacato dei giornalisti pugliesi Assostampa.

“Nel mese di marzo dovrà affrontare ben tre processi, alcuni avviati a seguito di imputazione coatta, nonostante la richiesta di archiviazione del Pm; nella giornata di venerdì 15 marzo sarà chiamata a presenziare in due procedimenti contro di lei, avviati a seguito di querela da parte di alcuni amministratori locali, tra cui l’attuale sindaco di Casarano. La sua colpa è di aver illuminato le zone grigie del malaffare e le influenze dei clan sui gangli vitali della vita democratica. Dopo l’omicidio di mafia avvenuto una settimana fa a Casarano, maturato negli ambienti dei clan di cui scrive Mastrogiovanni, la sua posizione appare ancora più critica. La collega negli ultimi anni è stata oggetto di minacce anche di morte, intimidazioni, querele temerarie e perfino il sequestro del giornale, fatto gravissimo per il quale si è costituita al suo fianco la FNSI. È stata costretta a trasferire la sua residenza. Nei suoi confronti sono state disposte misure di protezione. Ad oggi la maggior parte delle querele sono state archiviate e i processi risolti con sentenza di assoluzione. Il giornalismo d’inchiesta è un pilastro della democrazia, per questo la FNSI continuerà ad essere al fianco della collega nel suo compito primario di garantire il diritto dei cittadini di essere informati anche su fatti scomodi in un territorio sempre più a rischio, qualora la voce dei giornalisti dovesse essere messa a tacere.”

Marilù Mastrogiovanni
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