E se la Puglia fosse come la Valle D’Aosta?

E se la Puglia fosse come la Valle D'Aosta?

In Consiglio regionale si sta oggi discutendo la nuova legge elettorale. Ospito volentieri l’appello al “si” alla nuova legge elettorale “50&50”, di Annatonia Margiotta* e Anna Toma**

Il contributo delle Donne alla crescita culturale, sociale, economica e, quindi, politica del nostro territorio non è in discussione; tuttavia, quelle che riescono ad accedere a ruoli di responsabilità e, quindi, a sfondare il cosiddetto “soffitto di cristallo”, sono ancora pochissime e incontrano maggiori difficoltà rispetto agli uomini, anche a parità di preparazione.

Molte ricerche in ambito sociologico indicano le cause della scarsa presenza femminile, nell’approccio culturale sulla distinzione dei ruoli che alimenta lo stereotipo della donna impegnata ad occuparsi del ménage familiare e l’uomo dedito al lavoro, alla carriera e alla vita politica. Una impostazione mai completamente superata e che ancora oggi produce i suoi effetti devastanti attraverso la “segregazione di genere”, umiliando entrambi i sessi. Pregiudizi e paradigmi sono ancora molto radicati a livello sociale e nelle organizzazioni; la famiglia italiana, e quella meridionale ancor più, continua a sorreggersi quasi esclusivamente sulle donne costringendole, qualora scelgono di realizzarsi anche professionalmente, a sostenere ritmi frenetici e disumani. In un articolo di Repubblica del marzo 2014, è stata evidenziata la netta sperequazione tra i due sessi in termini di presenza nelle Istituzioni (dal Quirinale alle Province), con l’80% degli incarichi ancora in mano agli uomini.

Con questi dati è impossibile sfondare “il soffitto di cristallo”; a questo si somma una subcultura maschilista che con pervicace intenzionalità ostacola l’applicazione di un diritto costituzionale e liquida il dibattito con affermazioni del tipo: “Se le donne vogliono partecipare alla vita politica ed essere elette nelle istituzioni o negli organismi di partito possono farlo al pari degli uomini senza ricorrere alle quote”. Ma è davvero così? Quali sono le trappole che limitano la presenza delle donne alla vita politica? Innanzitutto, occorre lavorare per le pari opportunità che è già un’operazione valoriale, culturale e simbolica importante, così come è importante lavorare sulle giovani generazioni per rimuovere le barriere culturali a partire del diverso modo di educare bambine e bambini.

Inoltre, la bassa partecipazione femminile alla politica è correlata anche al bassissimo numero di servizi a disposizione della famiglia. Per garantire alle donne le stesse opportunità degli uomini è necessario rompere vecchi schemi culturali. Occorre applicare quello che in psicologia si chiama “principio della discriminazione alla rovescia”, che significa dare maggiori opportunità in partenza a quei gruppi o a quelle categorie che sono sfavorite. A coloro che affermano che le “quote” non servono per promuovere una maggiore presenza di Donne in politica, rispondo che le “quote” sono una strategia necessaria finché non avremo una realtà in cui il campo delle opportunità nella vita politica è pari sia per le donne sia per gli uomini.

Ed è proprio sul tema della rappresentanza politica del genere femminile che nelle ultime ore sta accendendo il dibattito del Governo Regionale Pugliese sull’iter di riforma del sistema elettorale, perché non si riesce a fare la quadra sui vari emendamenti con cui si chiede di dare piena attuazione al principio del “50 & 50”. Dare sostanza alla democrazia paritaria e riequilibrare la rappresentanza politica tra uomini e donne non significa dare privilegi alle donne ma, semplicemente, attuare un principio inderogabile di uguaglianza sancito dagli articoli 3 e 51 della Costituzione.

Da circa due anni in Puglia, anche la Conferenza delle donne democratiche, sia a livello provinciale sia a livello regionale, ha promosso e sostenuto una serie di iniziative a livello di governo locale per la parità dei generi che è valorizzata oltre che dall’articolo 51 Cost., anche dall’art. 8 del Trattato Ue e dall’art. 23 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea ove, anzi, si prevede specificamente la possibilità di azioni positive o vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato. L’art.51 Cost. nel suo primo comma, recita: “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”.

La Corte Costituzionale con sentenza n.49 del 2003, ha giudicato costituzionalmente legittima la norma della legge elettorale per il Consiglio Regionale della Valle d’Aosta, che prevede l’obbligo di comporre le liste elettorali in maniera paritaria per entrambi i sessi. Secondo l’ultimo censimento effettuato (2013) in Puglia vi sono 4.090.266 abitanti, di cui il 51,05% sono donne che hanno diritto a vedere rappresentato il loro genere. Questo è lo spirito con cui le donne della Conferenza Democratica della Provincia di Lecce, ancora una volta, fanno appello a tutti componenti del Consiglio Regionale affinché, anche, la Puglia possa, “con appositi provvedimenti”, dare vita ad una nuova legge elettorale pienamente conforme ed attuativa dei principi della democrazia paritaria.

Diversamente, non solo si commetterebbe una grande ingiustizia ma, altresì, una violazione del dettato costituzionale e comunitario che consentirebbe anche al singolo cittadino di impugnare la nuova legge nelle opportune sedi giudiziarie.

*Segreteria Provinciale Lecce

**Conferenza Donne Democratiche Puglia

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!
Facebook6k
Twitter3k
YouTube273