Domenica non è sempre domenica

Domenica non è sempre domenica

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Domenica è sempre domenica, si cantava agli albori della televisione italiana. Ma le domeniche possono testimoniare i cambiamenti più notevoli nella vita di un uomo, perché non è nel lavoro ma nel riposo che uomini e religioni si distinguono.

Lo scozzese Sandy Kilpatrick ricorda che, fino a una certa età, la domenica era il giorno stabilito da Dio per smaltire le anfetamine del rave party del sabato precedente. Alle feste però ci s’incontra e càpita, al risveglio, di dover prendere la caffettiera da due tazzine. Molte domeniche dopo, a svegliarci sarà fatalmente il chiasso dei bambini urlanti. Ancora qualche domenica (da questo punto in poi il tempo scivola veloce) e ci si ritrova come in quella casa di Venditti, con l’ex bambina che adesso è un’adolescente e aspetta la chiamata (quando le telefonate si aspettavano chiusi in casa) di un ragazzo frattanto dileguatosi; e la mamma preoccupata: perché non provi a divertirti?

Più gentile Fabio Concato, che alla ragazza telefonava davvero, invitandola ad uscire in barca per una domenica bestiale. Certe canzoni sembrano fatte apposta per mettere fra parentesi ogni senso critico. Concato azzardava persino la rima fiore/amore e, per schivare la banalità, il fiore non lo coglieva, se lo mangiava. Solo ogni tanto, però.

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