Diritto di sapere. Questo è il tema dell’incontro in cui io e Paolo Borrometi dialogheremo a Bari il prossimo giovedì 10 maggio alle ore 18:00 presso Spazio 13 (qui il programma della rassegna). Collega, ma prima di tutto amico, è stato minacciato di morte dalla mafia siciliana, ed è vivo perché, come ripete lui, “la Giustizia ha funzionato”. Vive da anni sotto scorta e non immagino che cosa possa significare, perché quel poco che è toccato a me è già un incubo.

Paolo come tanti colleghi precari animati da una grande spinta ideale, ha fondato il giornale d’inchiesta on line www.laspia.it.

Informa non solo i siciliani, ma l’Italia, su fatti d’interesse pubblico che altrimenti difficilmente troverebbero spazio sui grandi giornali.

E’ lì, in periferia, che il giornalista diventa “inviato” di guerra. E’ lì, in periferia, che il giornalista diventa presidio di democrazia, dunque di pace.

Difficile mantenere la schiena dritta, morsi ai fianchi dalla precarietà e dalla paura.

La paura, sì. Chi di noi non ha paura. Ma avere paura non significa non voler continuare a fare il proprio dovere. La dignità del proprio lavoro, la consapevolezza dell’importanza del nostro essere un tramite tra i lettori e la notizia, e del sapere che le notizie non sono nostre, ma dei lettori e che dobbiamo scovarle, ricercarle a tutti i costi, perché se una notizia rimane nell’ombra un pezzo di Democrazia rimane nell’ombra e piano piano la Democrazia si offusca, si assottiglia. Questi e tanti altri pensieri da anni condivido con Paolo, da quando un’intuizione bellissimo di Nico Pirozzi, collega della casa editrice “Cento Autori” ha messo insieme otto voci che non tacciono. “IO non taccio”, il libro che abbiamo scritto, insieme ad altre colleghe e colleghi che vanno avanti nonostante minacce e querele temerarie, per affermare il diritto dei lettori di sapere.

Alla fine il nostro è un mestiere semplice, come la differenza tra il silenzio e la parola. Quando c’è uno l’altra scompare, come scompare la Democrazia se la libertà d’informare è minacciata. Se un giornalista tace, sono i cittadini ad essere violentati nel loro diritto di sapere.

Ma a che costo e di chi, devono sapere? E’ giusto rischiare la vita? E’ giusto stravolgere la vita, propria e dei propri cari?

Parleremo anche di questo, io e Paolo. Vi invito. Mi piacerebbe che ci foste.

 

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