Juventus FC v ACF Fiorentina - Serie ALa querela di Tod’s S.p.A e del suo legale rappresentante pro tempore Andrea Della Valle (nella foto) nei miei confronti è stata archiviata.

Ma la notizia non è questa. Continuate a leggere, ve la dirò più avanti.

Intanto alcuni doverosi passaggi tecnici.

Il pm della Procura di Lecce Antonio Negro ha chiesto l’archiviazione perché ho esercitato il mio diritto di cronaca e di critica, trattandosi di fatti di interesse pubblico.

Tod’s S.p.A. s’è opposta all’archiviazione.

Questo ovviamente ha comportato un ulteriore costo per la macchina della giustizia e per la sottoscritta: ho prodotto delle memorie, mi sono difesa, ho nominato l’avvocato Giuseppe Talò (bravo avvocato!).

E’ passato un altro anno. Finché la gip Annalisa De Benedictis ha confermato la tesi del pm, archiviando la querela.

 

Chi paga ora?

Il mio tempo, i costi sostenuti da me e dallo Stato italiano per una querela temeraria fatta da uno dei più grossi gruppi industriali italiani ad una giornalista di provincia che ne ha smascherato e denunciato i meccanismi di funzionamento, chi li paga?

Come tracciare il confine tra difesa dei propri diritti e abuso? Ancora in Italia questo non è possibile: basta sentirsi diffamato (anche per un non meglio precisato senso di lesa maestà) che si può chiedere alla macchina della giustizia penale di mettersi in moto perché venga restituito il proprio “onore”. Non c’è, per esempio, una multa sostanziosa nel caso in cui la querela venga archiviata; non c’è un meccanismo automatico cheFatto su della valle-p1 preveda il pagamento di una multa a carico del querelante nel caso in cui il giornalista vinca in giudizio. Non c’è, per esempio un meccanismo che imponga di versare una congrua percentuale, contestualmente all’atto di citazione, della cifra richiesta come risarcimento danni.

Niente di tutto questo.

Noi, i giornalisti, poveri fessi, siamo sempre sotto scopa.

Noi, poveri stupidi, si perde sempre.

Ma la notizia non è questa.

 

La notizia è che Della Valle e il suo gruppo Tod’s S.p.A., m’hanno querelata per un’inchiesta investigativa a mia firma, intitolata “Flessibilità pugliese, cose c’è dietro una scarpa di lusso”, uscita su il Fatto Quotidiano (cartaceo) del 26 giugno 2013, allora diretto da Antonio Padellaro.

Un’inchiesta molto attesa, promossa anche in un video di Stefano Feltri (CLICCA  e guarda il video dal secondo 00:33)

 

Però la Tod’s non ha querelato il Fatto QuotidianoHa preferito querelare me, per la stessa inchiesta ribattuta, citando la fonte (cioè il Fatto), sul mio giornale, Il Tacco d’Italia (CLICCA QUI per leggere l’inchiesta completa sul caporolato industriale di Tod’s in Puglia).

Come, come?

Esatto.

Della Valle e la Tod’s hanno pensato di chiudere la bocca direttamente alla fonte della notizia: alla giornalista di provincia che consuma le scarpe (certamente non Hogan), scartabella, ha i contatti diretti con le fonti, gira le fabbriche, filma, parla con gli operari sfruttati, con le donne che cuciono le scarpe in nero e con gli imprenditori spremuti.

Ha querelato me, in quanto Fatto Quotidianodirettrice responsabile del Tacco d’Italia, ma non il Fatto Quotidiano diretto da Padellaro.

Né ha querelato Dagospia che, come il Tacco, ma con una notevole differenza di audiance, aveva ribattuto parola per parola l’inchiesta citando la fonte (CLICCA QUI per leggere la ribattuta di DAGOSPIA).

Della Valle avrà pensato di querelare la giornalista ai confini dell’impero e così di chiudere i ponti con la verità.

 

IL FATTACCIO

diego-della-valleSu incarico del Fatto Quotidiano avevo sentito anche Diego Della Valle (nella foto), riportandone le dichiarazioni nell’inchiesta a cui poi era seguita la pubblicazione della sua richiesta di replica con la mia contro-risposta (CLICCA QUI).

Finita lì, direte voi.

Eh no.

L’inchiesta sarebbe dovuta uscire in più puntate: inchiesta video sul web (sul sito www.ilfattoquotidiano.it diretto da Peter Gomez), corredata da un pezzo, sempre per il web. Tanto avevo concordato con l’attuale vicedirettore Stefano Feltri e con i redattori del Fatto online Fabio Amato e Davide Perluigi (ovviamente di quanto affermo, conservo tutto il carteggio).

Sul Fatto Quotidiano cartaceo invece, sarebbe dovuta uscire la seconda puntata dell’inchiesta, con l’intervista all’imprenditrice Carla Ventura che invece è stata censurata e che ho pubblicato sul mio giornale (CLICCA QUI per leggere l’intervista).

Ho consegnato quanto concordato e le relative pezze d’appoggio richiestemi, cioè un papiello di documenti scansionati in originale che gli avvocati del Fatto hanno visto e passato al vaglio prima della pubblicazione.

Quei documenti provavano che quanto scritto era tutto documentalmente provato. Provato attraverso i documenti, fatture, bolle d’ordine, le schede tecniche di lavorazione. Alla gip ho anche consegnato le foto e i video delle operaie che, a casa, in nero, cuciono le Tod’s linea lusso Ferrari e che, consegnate anche al Fatto, non sono mai uscite. Certo, Tod’s se ne lava le mani di quelle lavorazioni in nero: gli ordini sono fatti dal capo filiera alle aziende contoterziste, ed è il capo filiera l’unico a tenere ufficialmente i rapporti con Tod’s; dunque sono il capo filiera e i contoterzisti a rispondere dello sfruttamento delle lavoratrici. Ma è Tod’s che dovrebbe dare conto del perché, come unico capo filiera, preferisce avere a che fare con un imprenditore in questi giorni condannato a un anno di reclusione per truffa all’Inps e altri reati. A quell’inchiesta, come ho precisato nelle mie memorie sottoposte all’attenzione del gip, avevo lavorato sei mesi.

Quindi ho consegnato alla redazione del Fatto la prima e seconda puntata per il quotidiano cartaceo, il video-reportage per il web e pezzo per il web.

Ma dopo la pubblicazione della prima puntata, l’unica mai uscita sul Fatto, e la replica di Della Valle con la mia contro-risposta, tutto tace.

Meglio: tutto è taciuto.

 

Finita la mia collaborazione con il Fatto Quotidiano, con cui pure collaboravo fin dall’inizio. Le altre successive proposte d’inchieste tutte cassate. Le puntate che dovevano seguire, sul cartaceo e sul web mai uscite.

Quanto pattuito, pagato parzialmente dopo due anni e dopo numerosi solleciti e raccomandate.

Questa vergognosa pagina scritta dall’informazione che si professa libera vi fa capire il livello di pressioni, ricatti, intimidazioni cui sono sottoposti i giornalisti in Italia.

E quanto è dura mantenere la schiena dritta.ionontaccio

E la nostra deontologia e il rispetto per la Costituzione italiana oltre che il nostro senso civico e il nostro amor proprio non so quanto ancora potranno fare da argine verso i tentativi di manipolazione e di censura.

Perché a rischiare e a rimetterci in proprio siamo sempre noi, soprattutto i free lance, chi come me non ha alle spalle un editore forte che lo tuteli.

Anche i retroscena di questa vergognosa storia sono raccontati nel libro “Io non taccio”, premio nazionale “Paolo Borsellino 2015” (CLICCA QUI).

Già, perché, come tanti giornalisti, “Io non taccio”. Questo è il vero problema.

 

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