// Di lotte, di sangue, d’eroi d’Arneo, e di xylella

// Di lotte, di sangue, d’eroi d’Arneo, e di xylella

Continuo a riflettere sulle similitudini tra le lotte contadine dell’Arneo, negli anni 50 e le lotte di questi giorni contro il piano Silletti che impone di sradicare gli ulivi sani e ogni altra pianta potenzialmente sensibile a xylella intorno all’albero risultato positivo, nel raggio di 100 metri. Cioè tre ettari e mezzo di deserto.

Leggo e rileggo le testimonianze dei protagonisti di quelle lotte, gli ultimi eroi che ho incontrato nel 2007.

Le terre sono le stesse: i territori a nord ovest di Lecce.

Le dinamiche opposte.

All’epoca erano tutti contadini, esisteva una coscienza di “classe” e questa era il collante.

Poi c’erano gli ideali dell’antifascismo, all’indomani della guerra e la nascita delle Camere del lavoro, quelle che diventeranno poi le sezioni del sindacato Cgil. C’erano grandi sindacalisti meridionalisti, di origini contadine, come le origini di chi occupava le terre: Giuseppe di Vittorio, Calasso, Conchiglia.

Chi occupava e i loro rappresentanti facevano parte della stessa “classe” agricola, condividevano ideali e destino, i politici dormivano all’addiaccio affianco ai contadini.

Oggi invece si consuma uno scollamento tra la classe politica e i cittadini perché non sono più i “padroni”, i feudatari, che vogliono privare i contadini delle terre, ma sono proprio i politici, che con la loro cattiva azione hanno causato il disastro.

La classe contadina non esiste più: gli ulivi sono passati di mano, a figli e nipoti che sono via, per la maggior parte, sono fuori.

Per chi è rimasto, è tempo di riprendersi la Storia. E’ tempo di studiare.

E’ tempo di attingere ad ideali rivoluzionari, che pensavamo antichi e che sono modernissimi, che pensavamo esserci estranei e che invece sono nel nostro dna.

La solidarietà tra le genti, i contadini che accorrevano da tutti i paesi per lottare insieme e occupare le terre: nessuno che dicesse “i forestieri non invitati non sono i benvenuti”. E’ questo che ho letto sui comunicati di Cellino San Marco (Brinsdisi) che si scagliava contro chi, dei paesi vicini, era andato a manifestare in maniera pacifica.

Ma che sta succedendo?

Chi e perché, ci tiene a sottolineare che “questa è cosa nostra”?

Gli ulivi sono “cosa di tutti”!

Gli ulivi sono la nostra unica foresta, la foresta di ulivi secolari e millenari più grande al mondo.

Gli ulivi sono un “bene comune”, e come tale vanno difesi, non sostituiti.

ECCO ALCUNI BRANI TRATTI DAL LIBRO “SANGUE DI QUELLA TERRA-STORIE D’EROI D’ARNEO”

Qual è la cosa che ti rende più orgoglioso di una vita di lotte comuniste?

Aver contribuito a cambiare le cose, essere intervenuto a cambiare le decisioni prese dall’alto.

Uccio De Marco

 

Che cosa ti raccontava tuo marito di quel periodo?

(…) Mi raccontava anche del continuo fuggire dalla polizia per non essere arrestati, si nascondevano nelle masserie dove ricevevano aiuto da altri contadini.

In che modo lottarono?

In maniera pacifica. Andavano sulle terre, restavano lì e dicevano: “Questo terreno è nostro, dovete darlo a noi che lo miglioreremo e lo renderemo coltivabile”. Era una lotta senza armi, era la polizia ad avere le armi, non i contadini. E questo modo pacifico di lottare per le cose in cui credeva, mio marito se l’è portato con sé tutta la vita, trasmettendolo ai nostri figli e nipoti.

Quando le lotte per l’Arneo terminarono, tuo marito ottenne la terra?

No, rimase senza. Diceva che voleva aspettare la fine delle lotte, voleva che prima di lui la avessero gli altri.

Lui avrebbe potuto avere la terra ma non la prese, diceva: “Prima gli altri, che cosa devono dire, che pensiamo solo per noi”?

Iolanda Paglialunga, moglie di Nino Buffo

 

Che periodo fu per voi figli?

Un giorno arrivò la brutta notizia dell’arresto di alcuni contadini di Nardò, Copertino, Veglie. Tra loro c’era anche mio padre. (…) Quando papà fu scarcerato venne avvicinato da esponenti di partito della DC che gli fecero delle pressioni: in cambio della “conversione” al partito gli avrebbero dato  terra e lavoro sicuri, ma lui ovviamente non accettò.

Alla fine tuo padre ottenne la terra?

No, perché non l’ha mai chiesta, non voleva la terra. Diceva di aver combattuto solo per sostenere un’idea, per aiutare i contadini nella lotta e non volle niente in cambio.

Gino Mellone, figlio di Salvatore

 

Che cosa ti diceva tuo padre di quelle lotte?

Che si lottava per una giusta causa, mi raccontava che dormiva insieme agli altri compagni sotto le frasche e si davano il cambio per fare i piantoni. MI diceva che soffrivano la fame e il freddo, e mi parlava anche delle angherie di quel commissario…il commissario Magroni, di quando per esempio fece bruciare i viveri e le biciclette di chi occupava le terre (…).

Quanti erano gli occupanti?

Tantissimi e venivano non solo da Nardò, ma da Veglie, Copertino, CArmiano, fino a Gallipoli (…). Molti furono arrestati.

Anche tuo padre fu arrestato?

Fu denunciato e dopo il processo fu assolto con gli altri.

Quando la lotta finì, ebbe la terra?

No, perché non la volle. (…) Non pretese niente, aveva combattuto per una giusta causa e basta.

Qual è stato l’insegnamento più grande di tuo padre?

(…) MI ha tramandato il coraggio di ribellarmi ai soprusi ed io cerco di trasmetterlo alla mia nipotina.

Antonio Giuranna, figlio di Gregorio

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