Casarano, inchiesta “il mio regno per un cavallo”: per il pm è tutto vero

Casarano, inchiesta “il mio regno per un cavallo”: per il pm è tutto vero

di Marilù Mastrogiovanni

Un’altra richiesta di archiviazione. Per il pm Santacatterina della Procura di Lecce, quanto ho scritto nell’inchiesta “Il mio regno per un cavallo” è tutto vero e riscontrabile sui documenti.

Che cosa denunciavo: l’eccessiva vicinanza tra gli amministratori locali del Comune di Casarano e le persone che ruotavano attorno al clan Montedoro-Potenza, della sacra corona unita.

Chi: l’allora sindaco di Casarano Gianni Stefano (sindaco al momento della pubblicazione dell’inchiesta) aveva acquistato un cavallo da un sodale di Luigi Spennato, esponente del clan e anzi uomo di fiducia del boss Augustino Potenza.

Un cavallo da corsa, giovane e promettente.

Avevo pubblicato il certificato del Ministero della Sanità che attesta la proprietà degli animali da reddito: una sorta di visura, che indica i passaggi da un proprietario all’altro.

Inoltre, denunciavo lo svolgimento, senza autorizzazione alcuna, di un palio, in pieno centro, nella piazza antistante il Municipio: un palio illegale alla luce del sole sotto il naso del Comune: pubblicavo il documento del SUAP (Sportello unico attività produttive) in cui si comunicava che l’evento non era autorizzato.

Ricostruivo un contesto territoriale gravemente infiltrato dalla sacra corona unita, fatto anche di scommesse illegali di cavalli e di un nuovo, e mai verificatosi prima, interesse della cittadinanza per il palio e per ambientazioni medievali estranee alla tradizione locale: non esistono tradizioni né di palio né di sfilate di fantomatiche contrade, improvvisate ad hoc.

Tant’è.

L’allora sindaco s’è sentito diffamato. Ha avanzato querela, il pm Santacatterina ha svolto approfondite indagini, chiedendo anche riscontro al procuratore aggiunto Cataldi sui rapporti tra il venditore del cavallo e Luigi Spennato, esponente del clan Potenza-Montedoro.

Il procuratore aggiunto Cataldi, titolare dell’inchiesta “Diarchia”, che ha smantellato il clan Montedoro-Potenza, ha confermato: il venditore del cavallo Ambrogio Corvaglia e Spennato sono cugini. Il pm Santacatterina, andando poi a leggere le informative dei Carabinieri dell’operazione Diarchia, sottolinea alcune intercettazioni: Luca Del Genio, condannato per l’assassinio del boss Potenza, definisce Ambrogio Corvaglia (il venditore del cavallo) come “quello che stava sempre insieme” a Spennato e che “faceva le consegne per lui”.

Dunque il pm ha chiesto l’archiviazione.

L’ex sindaco Stefàno si è opposto.

Oggi in Camera di consiglio, mi difenderà da questa ennesima querela sfacciatamente temeraria l’avvocato Roberto Eustachio Sisto, che ringrazio.

Le querele temerarie sono un attentato all’articolo 21 della Costituzione italiana, cioè al vostro diritto di essere informati. Le querele temerarie sono una forma di intimidazione e un tentativo di condizionamento dell’informazione. Svolgere un serio lavoro d’inchiesta investigativa sui territori, vivendo negli stessi territori su cui si indaga, per i giornalisti è sempre più pericoloso. Lo denuncia Ossigeno per l’Informazione. Un abbassamento della libertà d’informazione comporta una diminuzione del livello democratico del paese: minore controllo del potere da parte della stampa, minore democrazia, meno diritti per i cittadini.

Pensate a questo quando si affaccerà la tentazione di pensare che sia solo un problema per addetti ai lavori.

Per saperne di più:

Marilù Mastrogiovanni
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