Ve la ricordate quest’inchiesta giornalistica de il Tacco d’Italia del 2012? LE SCATOLE CINESI DEI ROSAFIO (clicca qui)

Le indagini coordinate dal pm della procura di Lecce Antonio De Donno si sono chiuse con la notifica ieri a sette indagati, tra cui Silvano Macculi, già presidente dell’Ato Le/2 e a Fernando Bonocuore in quanto responsabile unico del procedimento delle gare d’appalto dell’Aro4 (Ambiti di raccolta ottimale) e dell’Aro6 dell’Ato Le/2.silvano-macculi ap

L’ipotesi di reato è concussione: Silvano Macculi avrebbe chiesto e ricevuto un milione di euro in varie rate, ricevuto regalìe per 8000 euro e preteso l’assunzione di 23 operai, alcuni organici alla sacra corona unita. Una rata della tangente sarebbe transitata attraverso la Lombardi Ecologica, sì, proprio il colosso della spazzatura di cui trovammo traccia (e che traccia!) nella nostra inchiesta investigativa “Le scatole cinesi dei Rosafio”: l’Anci ambiente, azienda riconducibile alla galassia Scarlino-Rosafio, aveva acquisito un ramo della Lombardi ecologica per 400mila euro, e il contratto era stato poi annullato. Un pagamento pari alla rata della tangente che Rosafio avrebbe pagato a Macculi proprio facendola transitare dalla Lombardi ecologica. Ecco.
gianluigi rosafio tiziana scarlino rifiutiGli antefatti che portano oggi alla chiusura delle indagini della Procura sono lì, in quelle scatole cinesi, nell’assunzione da parte delle aziende che vinsero il bando da 60 milioni, di alcuni uomini e donne vicini alla scu, tra cui proprio Gialuigi Rosafio e Tiziana Scarlino, la figlia del boss ergastolano Pippi Calamita, di Taurisano.

Per quelle assunzioni un’altra azienda della galassia Rosafio-Scarlino aveva ricevuto l’interdittiva antimafia. E altre interdittive seguirono, fino ad arrivare alla Cogea, sempre riconducibile alla galassia Scarlino-Rosafio. La Cogea, per questa vicinanza agli esponenti della scu fu raggiunta dall’interdittiva antimafia (clicca qui).

Per quell’interdittiva, alla Cogea, che aveva avuto l’assegnazione provvisoria del bando per la gestione dei rifiuti a Casarano, fu revocata l’assegnazione del bando, che passò alla seconda classificata.
La Igeco.

La Igeco è quella che ora, “a sua insaputa” beneficia dell’ostruzionismo portato avanti dai sindaci di Casarano, Matino e Ruffano nei confronti del bando indetto dall’Aro 9, con presidente il sindaco di Parabita Alfredo Cacciapaglia (clicca qui).
Ora: l’affresco che ne viene fuori da quest’inchiesta, è di un settore, quello dei rifiuti, solo apparentemente frammentato. Incrociando l’inchiesta di De Donno tommaso ricchiuto igecocon quelle precedenti (di Valeria Elsa Mignone sulla discarica di Burgesi a Ugento e altri smaltimenti illeciti di rifiuti pericolosi, come quello della Ecolio a Melendugno – clicca qui e qui) e altre ancora come “Do ut des”, della procura di Brindisi, che ha mandato a processo immediato il proprietario della Igeco, Tommaso Ricchiuto, capiamo di trovarci di fronte ad una polverizzazione di aziende, che ruotano attorno a due o tre colossi, che riescono a coagulare attorno a sé le più piccole, tutte riconducibili ai soli noti protagonisti del settore della monnezza, che manipolano il mercato, i bandi, gli appalti.
Una mafia “liquida”, così diluita che non sembra più essere “mafia”, diventa impresa, dà lavoro e dunque crea consenso. Dove tutti si mettono d’accordo con tutti, sono pronti a pagare tangenti e si aspettano che vengano chieste e se non vengono chieste vengono proposte.
Così è successo a Cellino San Marco, sciolto per mafia, dove grossi affari ruotavano attorno all’imprenditore Tommaso Ricchiuto.
Un modus operandi consolidato e condiviso in lungo e largo per il Salento.

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