Aria di Natale

Aria di Natale

…e venne finalmente Natale. Innanzitutto è una festa come tante altre. Molta gente preferisce tornare al paese di origine per il Ringraziamento, piuttosto che per il Natale. Ci sono tante religioni diverse e, con una sorta di rispetto che ricorda molto quello dei latini, si tende a non enfatizzare nessune festività e a gioire di tutte.

In una delle tante chiese protestanti della città, si sono dati appuntamento tutti i cori delle scuole superiori della zona. Semplicemente fantastici. Ragazzini di 16 anni hanno cantato a sei voci, spesso a cappella, con una professionalità da fare invidia ai più affermati professionisti. Con un repertorio che andava da Handel sino a John Lennon. Composti, seguivano le indicazioni del maestro, sapevano persino in che ordine lasciare il palco e, ordinatamente, ritornare nei camerini. Emozionati, come deve essere per dei ragazzi delle high school. Ma felici dopo un anno di prove e di impegno. E di sicuro ce ne sarà voluto tanto per cantare in quel modo. Pezzi difficili, anche impegnati, alternati ad altri più leggeri. Ma, certamente, la scuola avrà assolto pienamente al proprio impegno: questi ragazzi non scorderanno mai la loro passione. E da adulti potranno seguire le strade più diverse, ma sapranno sempre ascoltare e comprendere una composizione musicale. Sapranno apprezzarne il valore. E sapranno trasmetterlo alle nuove generazioni. E parliamo di una nazione che, in quanto a cultura musicale, può vantare una tradizione decennale. Non millenaria come quella italiana. Che, nonostante questo, continua ad ignorare e a dimenticare come i nomi delle note e gran parte della terminologia musica mondiale à di origine italiana. Siamo colpevoli di omicidio culturale. E di furto di memoria. E, non ultimo, di essere stupidi. Il mondo pagherebbe qualsiasi cifra per godere della nostra musica. Ma noi ce ne dimentichiamo. E, come per il resto della cultura, la diamo via gratis. Non abbiamo petrolio, abbiamo arte, e la regaliamo. E non la coltiviamo. E la trascuriamo.

Per sentirmi orgoglioso delle mie origini e di come le sappiamo preservare, mi diverto a fare un gioco. Mostro agli americani la foto di un bagno italiano e rido da matti quando mi chiedono: “Ma perchè avete due tazze?”. Non sanno cosa sia un bidet!

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