21 marzo 8Peppino Basile inserito dagli studenti tra le vittime innocenti di mafia. Il Liceo Sceintifico Vanini: “IO sto con Marilù”.

di Marilù Mastrogiovanni

E poi, tra le tante bellissime poesie, frasi celebri di chi ha pagato il prezzo più alto solo perché voleva fare fino in fondo il suo dovere, fra le frasi di circostanza senza sostanza, fra striscioni, bandiere e tricolori, compare un bellissimo ritratto di Peppino Basile, con la scritta: “Io sono Peppino Basile”. E allora capisci che il tuo lavoro, che hai seminato in anni e anni di scritture controcorrente, sta germogliando.

Quel disegno è di Enrico Martinelli, che frequenta la I B del liceo delle Scienze umane di Casarano.

Gli studenti della professoressa Paola Panarese hanno personificato, con dei cartelloni indossati a mo’ di sandwich, le vittime innocenti di mafia del Salento. Tra queste, ancora non riconosciuta come tale, anche Peppino Basile, il consigliere comunale e provinciale di Ugento ucciso nella notte tra il 14 e il 15 giugno del 2008. Sconosciuti gli esecutori e i mandanti, due innocenti sono stati trattenuti in galera per molto tempo prima che la giustizia restituisse loro la libertà ma non la vita persa dietro quelle sbarre.

I ragazzi sanno sempre da che parte stare. Sanno che cosa è sbagliato e che cosa no. E non fanno tanti distinguo quando devono rispondere, come hanno fatto in coro, quando ho chiesto loro, incontrandoli nell’Auditorium “Gino Pisanò” con Luciana Esposito, giornalista minacciata dalla camorra, don Antonio Coluccia, prete sotto scorta minacciato dalla mafia romana, Brizio Montinaro, fratello di Antonio, caposcorta di Giovanni Falcone: “Ma secondo voi, se un politico va a spasso con un mafioso ed è suo amico e tutti, inclusi gli inquirenti,grazie  lo riconoscono come tale, cioè amico del mafioso, come è”?

Mafioso”, mi hanno risposto.

E poi ho chiesto: “Ma secondo voi, i voti con cui è stato eletto quel politico, che è amico del mafioso, di chi sono”?

Della mafia”, mi hanno risposto.

“E se quei voti sono della mafia, chi governa anche a quei voti, come è”?

E qui hanno risposto in vari modi: “Complice, colluso, connivente, omertoso”.

Si, le ragazze e i ragazzi sanno sempre da che parte stare.

Per questo dobbiamo insistere e far vedere loro la bellezza. Dobbiamo fare in modo che solo cose belle risplendano nei loro occhi.

Mentre sfilavamo con Luciana Esposito per le strade di Casarano e i ragazzi intonavano i cori “fuori la mafia dallo Stato” e sventolavano striscioni con le scritte “Parlate della mafia, parlatene in tv, alla radio, sui giornali, però parlatene”, per le strade un silenzio inquietante ci accompagnava.

Solo due negozianti sono usciti sulla soglia. Solo una donna ha applaudito, sorridente, e ha gridato “bravi”. Tutti gli altri rintanati dentro, dietro le porte chiuse. Ai bordi della strada, qualche osservatore torvo.

Io e Luciana abbiamo fatto molta attenzione al contesto e ho potuto guardare con i suoi occhi. Questo mi ha aiutato molto a capire ancora di più questo paese. E vi assicuro che per le strade già si poteva respirare l’aria pesante del giorno dopo.

Quando siamo arrivati in piazzetta Angelo Petracca, sotto l’obelisco intitolato al giovane carabiniere morto perché non s’è girato dall’altra parte nel corso di una rapina (non era in servizio e nessuno se ne sarebbe accorto, se l’avesse fatto) e di fronte al bar confiscato al boss Augustino Potenza, ora del comune di Casarano, e ad oggi inutilizzato e non assegnato con bando pubblico, tante cittadine e cittadini abbiamo visto che tante cittadine e cittadini s’erano dati appuntamento lì, per dire il loro NO alla mafia, per non smettere di ricordare.

“Non sono eroi”, ha detto Brizio Montinaro, “queste persone che oggi ricordiamo. Sono persone normali, che nella loro normalità sono diventati eroi”. Un concetto ribadito da tutti. Da don Antonio, da Luciana Esposito, che nonostante i camorristi l’abbiano picchiata e abbiano tentato di sequestrarla, racconta la sua Ponticelli, pensando ai bambini e alle bambine che vivono lì e a cui la camorra vuole togliere tutto.

Nessuno ha avuto paura di dire da che parte sta. “Tutti sbirri”, il 21 marzo, ma poi?

Poi…le ragazze e i ragazzi del Liceo Scientifico Vanini di Casarano hanno alzato in alto la loro promessa, che era anche un assunto, una presa di posizione: “Io sto con Marilù”.

Inaspettata e travolgente è arrivata fortissima l’emozione di essere dalla parte giusta. E in ottima compagnia.

Si, un giorno questa terrà sarà bellissima.

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